lunedì 7 agosto 2017

Perù: "Il Governo ci sterilizzò con la forza e con l'inganno"

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La sterilizzazione forzata delle donne peruviane degli anni ’90, rientra nel piano diabolico dell’ideologia razzista che c’è dietro il controllo della popolazione.

Il 25 luglio 2002 l’ex presidente peruviano Alberto Fujimori e tre ministri della Sanità sotto il suo mandato sono stati denunciati per genocidio dal Congresso. 

L’accusa pesantissima: sono responsabili di aver diretto un piano organizzato di sterilizzazioni forzate, rivolto soprattutto alle donne indigene quechua e aymara. Furono sterilizzate circa 300mila donne e oltre 20mila uomini nell’ambito del cosiddetto programma governativo di Salute riproduttiva e pianificazione familiare.


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Tutto comincia nel 1995, con la conferenza mondiale sui diritti delle donne, organizzata a Pechino dall’ONU quando l’allora “presidente” del Perù, Alberto Fujimori, di fronte ad una platea esultante, in larga misura composta da donne, inaugurava una strategia integrale di pianificazione familiare che avrebbe reso le donne principali agenti di un cambiamento capace di traghettare il paese da un miracolo economico ad un miracolo sociale. 

Le donne peruviane hanno giocato un ruolo centrale contro il folle terrorismo che devastava come una piaga il mio paese quando assunsi per la prima volta l’incarico di Presidente. Con coraggio e formidabile istinto di sopravvivenza, le donne peruviane si sono mobilitate, hanno lavorato attivamente con le forze di sicurezza, per combattere una spietata violenza terrorista….

Adesso che in Perù abbiamo raggiunto la pace e la stabilità, e che possiamo gettare le basi per una società civile, possiamo affrontare sfide sociali e immaginare il nostro futuro.






Fujimori ottiene il suo primo mandato anche grazie al sostegno degli Usa 





– e il secondo, nel 1992, con un autogolpe militare – che hanno tutto l’interesse a debellare la guerriglia maoista di Sendero Luminoso. 

Il pericolo rappresentato da Sendero Luminoso, la spietata violenza terrorista cui Fujimori si riferisce a Pechino, giustifica lo stato di emergenza con cui verrà gestita la ripresa economica di un paese che, agli inizi degli anni 90, è tra quelli definiti in via di sviluppo. 


Risultati immagini per sterilizzazione donne peruvianeLa Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale concedono prestiti imponendo le ormai ben note ricette di liberalizzazione del mercato del lavoro e privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, ovvero una liberalizzazione dell’economia che all’inizio produce una diminuzione del debito pubblico, ma ad un costo sociale elevatissimo, perché i salari si abbassano, i prezzi aumentano e la povertà si aggrava. (come in Italia oggi!)

La Banca mondiale ed il FMI sono costretti ad intervenire di nuovo e questa volta vincolano i prestiti al controllo della crescita della popolazione. Perché la povertà diminuisca, dovranno diminuire, e possibilimente scomparire, i/le poveri. 

Il governo peruviano accetta ed ottiene un prestito di 150.000.000 di dollari, cui segue l’implementazione di quel programma di pianificazione familiare lanciato a Pechino. 

I centri di salute organizzati ad hoc hanno come obiettivo precipuo il rendicontare il maggior numero di sterilizzazioni eseguite nel minor tempo e al minor costo possibili. Il soddisfacimento di tali criteri corrisponde al perseguimento degli standard di efficienza in base ai quali i centri di salute vengono valutati e premiati oppure, in caso contrario, penalizzati anche con il licenziamento degli operatori. 


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Per far fronte alla carenza di personale medico qualificato, si ripropone il sostegno statunitense, nelle sembianze di organizzazioni non governative che forniscono operatori volontari. Anche la USAID, agenzia di aiuto per lo sviluppo del dipartimento di stato americano, si mette al servizio della causa, contribuendo con 30.000.000 dollari e con la sua esperienza nel campo della pianificazione delle nascite. Onu, Banca mondiale, FMI, Stati Uniti, tutti appoggiano la dittatura militare di Fujimori e si congratulano per gli obiettivi che si prefigge, cioè lottare contro la povertà controllando le nascite, senza troppe precisazioni sul metodo.

Il programma di controllo delle nascite si traduce così in sterilizzazioni irreversibili e forzate di massa, attraverso chiusura delle tube di Falloppio e vasectomia, rivolte alle popolazioni indigene della selva amazzonica e soprattutto delle Ande, dove si era diffusa la guerriglia maoista. 

Si trattava per la stragande maggioranza di donne, appartententi a comunità rurali che vivevano di un’economia agricola e pastorale di sussistenza e che in moltissimi casi non erano in grado di capire bene il castillano. Donna, campesina, di etnia quechua o amazzonica, questo il profilo del soggetto da sterilizzare per impedire che si riproduca, un profilo in cui non è difficile individuare le categorie di genere, classe, razza. 






Sterilizzate senza consenso dopo un parto, oppure trasportate con la forza e con l’inganno nei centri di salute, in cambio della promessa di aiuti economici e di cure mediche per la famiglia. 





La coercizione, spacciata per adempimento di un obbligo di legge, (come i vaccini?) risulta tanto più facile quanto più è esercitata su soggetti vulnerabili perché poveri, di lingua quechua, assoggettati e intimoriti da quella scienza medica così incomprensibile e distante da loro e che afferma di volerli e doverli aiutare.

Alla sterilizzazione segue il disprezzo e l’allontamento dalla comunità di appartenenza, perché il legame tra il ventre della donna e la terra, la fertilità che accomuna la donna e la pachamama, sono pilastri su cui si reggono la cultura e l’identità della comunità stessa. 

Le conseguenze delle sterilizzazioni, quindi, non sono solo fisiche, ma anche psicologiche e sociali: le donne hanno subito violenze di ogni tipo da parte dei mariti e della famiglia per la loro sterilità, su di esse inizialmente è caduto lo stigma sociale e l’accusa di essersi sottoposte alla ligadura de trompas per poter avere liberamente rapporti sessuali, anche con più uomini, senza doversi preoccupare di possibili gravidanze. Molti uomini, invece, non hanno retto alla vergogna della loro sterilità e hanno preferito autoesiliarsi dalla comunità di origine, facendo perdere tracce di sé.

Ancora oggi, a distanza di 20 anni, le donne sopravvissute a questa pratica disumana attendono le scuse del governo e, soprattutto, che venga fatta giustizia.


Fonte: http://www.ninconanco.info/sterilizzazione-forzata-controllo-delle-nascite-peru-piu-300-000-donne-attendono-giustizia/

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