venerdì 18 agosto 2017

Terrorismo a Barcellona: I conti non tornano.



A Barcellona manca solo un idraulico moldavo, poi il cast è al completo. 
Ma il segnale è arrivato



DI  MAURO BOTTARELLI:


"C’è una sola cosa che mi sento di dirvi senza timore di smentita: 

anche dopo la peggior notte di bisboccia, il mattino dopo ho sempre fornito versioni dell’accaduto più lineari e credibili di quelle degli inquirenti spagnoliSempre. 

Magari sbiascicando ma mai inondando di cazzate il mio interlocutore come il fiume in piena di non-sense che arriva a getto continuo dalla Catalogna. Riassumo, per quanto sia riuscito a capirci qualcosa, per sommi capi. Attorno alle 5 del pomeriggio di ieri, un furgone entra nella rambla all’altezza di Plaza de Catalunya e falcia 13 persone, lasciandone ferite sul selciato oltre un centinaio. 

Schiantatosi contro un chiosco, dal van esce una persona con una camicia bianca a righe azzurre, qualcuno dice che stia ridendo e si dilegua.

Prima certezza. chi guidava il furgoncino della strage, l’esecutore materiale, è sparito. 

In compenso, fioccano i comprimari come in un film di Woody Allen: prima è un solo complice, con il quale il guidatore fuggitivo si sarebbe asserragliato in un ristorante turco con alcuni ostaggi, pare il personale. Balla. 


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...Poi, gli attentatori diventano quattro: uno in fuga, due arrestati e un morto. Poi, altro colpo di scena: nella migliore tradizione, dentro il furgone viene trovato un passaporto, spagnolo ma con identità araba: si tratterebbe di un cittadino di origine maghrebina ma residente a Marsiglia. Et voilà, compare all’orizzonte la pista del radicalismo francese. 

Il titolare della carta, però, vistosi tirato in ballo, va dalla polizia a dire che non c’entra un cazzo e che gli hanno rubato i documenti, poi utilizzati per noleggiare il van della strage. Sarebbe stato il fratello.

Nel frattempo, a Barcellona è caccia all’uomo.
Anzi, agli uomini. Anzi, no, perché alle 20 la polizia autorizza tutti a uscire dai luoghi pubblici in cui avevano trovato rifugio durante l’emergenza, la rambla parzialmente riapre. 

E l’autista? E il presunto complice del ristorante? 
Sa il cazzo, spariti. Comincia la danza macabra della contabilità di morti e feriti, cominciano le dichiarazioni ufficiali di solidarietà dal mondo intero, si spegne la Torre Eiffel. 





Insomma, la solita menata. 




Si va a dormire con il computo fermo a 13 morti e oltre 100 feriti, 15 dei quali gravi. Ma, colpo di scena, attorno all’una di notte scatta una seconda parte del presunto piano terroristico, questa volta a un centinaio di chilometri da Barcellona, a Cambrils, di fatto la Pinarella di Cervia di Tarragona: chi non va a immolarsi lì per trovare gloria eterna, santo cielo!


Risultati immagini per attentato barcellona 2017I morti sarebbero 5, tutti terroristi che avrebbero cercato di emulare il commando di Barcellona, facendo però solo 7 feriti, tre dei quali pare poliziotti. Tre sono anche le versioni che danno altrettanti quotidiani spagnoli dell’accaduto: due terroristi sarebbero stati ammazzati in uno scontro a fuoco e tre all’interno del van; tutti e cinque uccisi all’interno del van; quattro morti, di cui due per ferite di armi da taglio e uno in fuga. Anche qui, chiarezza assoluta. 

In compenso la notte folle di Cambrils ha un elemento in comune: i cinque terroristi avrebbero tutti indossato cinture da kamikaze. Finte, ovviamente...

Ora, capite da soli che mancano solo un trapezista uzbeko e un odontotecnico macedone e il quadro di questa caccia all’uomo pare completo. 


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C’è tutto: il furgone-killer, l’autista in fuga, il passaporto, lo scambio di persona, il secondo commando e i kamikaze annientati. Roman Polanski pagherebbe oro per l’esclusiva. Ovviamente, l’Isis ha rivendicato l’atto come opera di suoi soldati. Lo ha fatto un po’ alla cazzo, però, tipo conferenza stampa per l’addio al calcio di Antonio Cassano: prima sì, poi no, poi la versione ufficiale. Ormai anche SITE di Rita Katz fatica a credere alle cazzate che spara e tende a scordarsi le rivendicazioni, salvo metterci pezze ben peggiori del buco. Insomma, abbiamo un clamoroso caso di violazione di una zona interdetta da parte di un furgone killer e poi una serie di eventi che definire quantomeno poco chiari è dir poco.

Ci sono i morti e i feriti, per carità: lungi da me mettere in campo tesi tipo quelle dei figuranti pagati o dei manichini con il succo di pomodoro addosso. Resta il fatto che lasciar fare a un mezzo squinternato – come al solito, noto alla polizia – equivale a non aver fatto il proprio dovere: non credo minimamente al fatto che la polizia catalana sia precipitata in un vortice di errori e incapacità tali. 

A meno che, stante l’approssimarsi del referendum sull’indipendenza da Madrid e il rischio di nuove elezioni anticipate, qualcuno non si sia divertito a far fare loro una bella figura di merda in mondovisione, dimostrando inconsciamente come sia necessario stare uniti per vincere la minaccia terroristica. La quale era pressoché sparita, dopo un paio di colpi di coda tutti da ridere in Francia (tipo l’attentatore in retromarcia che arriva indisturbato davanti alla sede dell’antiterrorismo), salvo ora ritornare in grande stile.

Ah, dimenticavo: uno dei fermati/latitanti – visto che non si capisce un cazzo, inserisco entrambe i ruoli – sarebbe di Medilla, una delle due enclave spagnole in Marocco sotto assedio dalla nuova tratta dei migranti, la quale dopo mesi e mesi di fedeltà al Mediterraneo, ha stranamente deciso di cambiare rotta nelle ultime due settimane, scegliendo la penisola iberica come meta dei viaggi di fine stagione. 

Nel caso a Ceuta e Medilla, nelle prossime settimane, servisse usare il pugno duro – magari anche con scafisti e ONG – chi potrebbe dire nulla, a fronte di un sospettato e 13 morti sul marciapiedi?

E poi, culmine dei culmini, ecco che due mesi fa la CIA avrebbe avvisato le autorità catalane proprio del forte rischio di un attentato sulle Ramblas durante l’estate. 

E i catalani? Niente, duri come il muro: e adesso si piangono vittime e inseguono fantasmi in camicia bianca a righe azzurre. Incredibilmente, l’avviso della CIA è stata la seconda notizia giunta ieri da Barcellona, dopo quella del camion sulla folla: che tempismo, trattandosi di materiale d’intelligence, non vi pare? D’altronde, ultimamente con il tempismo e i servizi gli americani ci vanno forte, basti vedere il caso Regeni, riesploso dalla sera alla mattina nella noia sudaticcia di Ferragosto. 

Ma attenzione, perché come ci mostra questo video tratta dalla diretta,della CNN di ieri pomeriggio spesso anche le cose raffazzonate, possono risultare utili: soprattutto quando una delle principali tv del mondo scende così in basso da mettere in relazione diretta quanto accaduto a Charlottesville e sta grigliando il presidente USA fra le critiche con l’attacco a Barcellona, dicendo che i perpetratori di quest’ultimo avrebbero forse preso esempio dai suprematisti in azione in Virginia. 

Insomma, in prime time, l’americano medio (come l'italiano...), il quale non sa nemmeno dove stia Barcellona, viene indottrinato sul rischio che quanto sta accadendo in America attorno ai monumenti confederati possa addirittura ispirare gli atti di terrore dell’Isis. 

E tranquilli, nessuno – di fronte a quei corpi sul marciapiedi – si chiederà come mai, di colpo, i miliziani dello Stato islamico abbiano deciso di venir meno a una delle loro regole numero uno, ovvero applicare il martirio a ogni loro azione. A Barcellona, nessuno era intenzionato a morire.

Anche perché, al netto delle chiacchiere dei presunti “esperti anti-terrorismo” che parlano di un reticolo di contatti e cellule ben radicate nel territorio, a Barcellona sono morti solo civili: l’autista è in fuga e gli altri presunti membri del commando non si sa bene quale fine abbiano fatto. Né, se esistano. 

I cinque di Cambrils, poi, se è andata come dicono, più che terroristi erano partecipanti a un addio al celibato con sorpresa, finito male. Occorreva dare un po’ di adrenalina da paura all’Europa, adagiatasi troppo sulla sua ritrovata serenità post-elezioni francesi? Serve aprire un fronte spagnolo del timore radicalista e dei foreign fighters? Bisogna minare alla radice il referendum sull’indipendenza di Barcellona da Madrid? Bisogna tenere vivo lo spaventa-folle chiamato Isis in Europa, dopo le debacle sul campo in Siria e Iraq?

O magari fiaccare lo spirito che in febbraio ha portato in piazza, proprio a Barcellona, 200mila persone per dire sì all’arrivo di migranti, in nome dell’accoglienza e della solidarietà? E non perché i migranti non siano un problema, anzi ma perché occorre creare nell’opinione pubblica un clima particolare proprio in certe roccaforti dell’immaginario collettivo liberale, quale Barcellona è. Chissà, può essere tutto e può essere nulla. 

Ma quando si parla senza il minimo dubbio di reticolati di contatti e commando jihadisti sul territorio a fronte di un autista-killer sparito nel nulla, il dubbio che quelle lacrime e quei volti straziati dalla paura siano strumentali a qualcosa, sorge davvero spontaneo. E si staglia nitido. Come un documento nella cabina di un van. Perché ricordatevi che la paura deve essere il vostro unico Dio.




Mauro Bottarelli


Fontewww.rischiocalcolato.it

venerdì 11 agosto 2017

La giornata tipo di uno schiavo moderno

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Nell'Era Moderna ogni mattina un uomo si alza al suonare della sveglia, e strappato violentemente dal dolce sonno corre in cucina a prendere la sua dose di caffeina, che una volta entrata in circolo nel suo organismo a stomaco vuoto, lo farà scattare sull'attenti e rendendolo subito iperattivo.

Lavato e cagato di fretta, il nostro superuomo moderno si avvierà verso il luogo di lavoro, tra la rabbia frustante del traffico mattutino, fatto di piccole accelerate e brusche frenate, una marcia lenta e singhiozzante che fa innalzare i livelli di nervosismo alle stelle.

Inizia poi la sua giornata di lavoro, con un falso sorriso stampato in faccia quando il nostro superuomo dovrà salutare colleghi e capi cordialmente anche se gli stanno tutti sul cazzo.

A metà mattina altra dose di caffeina per mantenere stabile in suo livello di produttività...


Risultati immagini per cibo industrialeA mezzogiorno pausa in mensa con cibo spesso scadente e carico di additivi chimici e conservanti, pane con farina 00 raffinata con calce e demineralizzata, acqua di rubinetto al fluoro e un bicchiere di vino ricco di solfiti e pesticidi, una coscia di pollo da allevamento intensivo ricca di pregiati antibiotici e gonfiata di ormoni della crescita e infine un dolcetto ricco di zucchero bianco raffinato, vero e proprio carburante dei migliori tumori in circolazione, e tutto questo ben di Dio, il nostro superuomo lo chiama "cibo".

Ovviamente questo cibo è ricco solo esteticamente, ma in verità è carente di vitamine e minerali, in primis frutta e verdura, che vengono coltivate in maniera industriale e con fertilizzanti chimici derivanti dal petrolio...

Questo causa una seria carenza di vitamine e minerali al nostro superuomo che sarà così costretto a legarsi a vita a vitamine ed integratori "chimici" da prendere una volta al dì, al costo a barattolo di una cassa intera di frutta e verdura fresca di una volta, quella insomma che veniva coltivata in modo naturale e quindi naturalmente ricca di vitamine.

Al pomeriggio ennesima "pausa caffè", il che, con il passare dei giorni creerà una vera e propria dipendenza alla sostanza che produrrà nervosismo e irritabilità, che verranno placati grazie ai "tranquillanti" prescritti dal dottore.


Risultati immagini per schiavo modernoLa sera poi, il nostro superuomo moderno afflitto dai mille pensieri quotidiani, dal lavoro alienante, dalle bollette da pagare, dalle rate in corso, dall'affitto e da tutte le preoccupazioni moderne, faticherà a prender sonno e dovrà così ricorrere a potenti sedativi che inducono un sonno artificiale.

E la settimana prosegue così fino a sabato, quando il nostro superuomo finalmente trova riposo e si da all'alcool per evadere nel limite del possibile alla triste realtà a cui è sottoposto e che egli crede essere al sola ed unica realtà.

L'alcool lo inebrierà per qualche ora, rendendolo euforico e sicuro di sé, salvo poi renderlo uno straccio la domenica seguente, dove seguirà una breve revisione della sua vita nell'attesa di ricominciare tutto da capo il lunedì.

Tutta questa ansia, questa fretta, questo calvario fatto di lavoro e lavoro, traffico, stress, cibo artificiale e iperattività, verrà trasmesso ai propri figli e quindi alle generazioni future attraverso l'istruzione scolastica quasi come un "dono".

E la chiamano "educazione", l'addestrare gli esseri umani nati liberi a diventare dei frustati consumatori e infelici che già a 13 anni devono pensare, sotto le pressioni di genitori e insegnati a cosa vogliono fare da grandi, ovvero a quale lavoro dedicheranno l'80% della loro vita in nome di profitto, produzione, consumo di materie prime e distruzione del pianeta, dando così il loro contributo al "progresso".

mercoledì 9 agosto 2017

Il potere non teme i ribelli, ma i saggi.

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E' errata idea comune credere che i ribelli rappresentino l'unica vera e temuta opposizione del potere dominante, mentre è esattamente l'opposto.

Gli apparati di potere, i governi con i loro eserciti, le grandi religioni di massa e gli apparati servili del potere, e cioè i media, giornali e tg, al contrario di quanto si crede, hanno estremo bisogno dei ribelli, specie di quelli che scendono nelle piazze infuriati per le ingiustizie sociali e che, mossi da una furia cieca si scagliano contro la polizia, mettendo a ferro e fuoco le città.

Questi gesti sono una vera e propria manna dal cielo per i rappresentanti del potere, perché in questo modo hanno la scusa per giustificare azioni violente contro, anche, i cittadini innocenti.


Risultati immagini per media di regimeI Media poi giocheranno il ruolo fondamentale di "fomentatori d'odio" chiamando "antagonisti" i cittadini ribelli, facendo così passare per "protagonisti" e quindi i "buoni" gli apparati di potere stessi, che hanno causato lo scatenarsi delle ingiustizie sociali portando i cittadini stessi a ribellarsi.


Ci sono poi i "cittadini cretini", ovvero quella parte del popolo estremamente ignorante, (solitamente proprio quella che quotidianamente si lamenta di bollette, tasse, Iva, pedaggi autostradali, corruzione, vitalizi, pedofilia ecc ecc) che poi, ingannata dalla falsa informazione di mamma Tv, si scaglierà contro quei pochi cittadini ribelli che hanno tentato di manifestare il proprio malcontento, difendendo a spada tratta le violenze perpetrate proprio da quelli apparati di potere di cui tanto si lamenta...


Risultati immagini per inquisizioneEcco perché la ribellione non solo non funziona, ma è anche estremamente pericolosa se adottata in un contesto storico di forte ignoranza popolare, forse pari solo al vecchio Medioevo, dove le masse, ancora una volta vinte dalla propaganda ufficiale d'odio, arrivavano a denunciare le proprie madri tacciandole di stregoneria e condannandole così al rogo.


Il saggio invece, pur senza mai usare la violenza, è sempre stato temuto dagli apparati di potere. Uomini come Giordano Bruno, Gandhi, Osho, Socrate, Gesù, Buddha, fino ad arrivare a scienziati come Tesla e W.Reich hanno sempre saputo imporre forti cambiamenti interiori nelle menti umane di ogni epoca e contro questi uomini il potere si è ritrovato impotente non potendo usare eserciti contro di loro, anche se alla fine, vigliaccamente, gli ha sempre uccisi come gesto di "punizione", per aver illuminato le mente dei propri simili allontanandoli dall'ignoranza fondamentale, pilastro fondamentale di ogni forma di gerarchia terrestre.




Ecco perché ogni forma di rivoluzione esteriore è sempre fallita.




Persino la rivoluzione francese che pretendeva libertà e uguaglianza è finita per ripetere l'errore di sempre, quello di sostituire un padrone con un padrone nuovo.

Il saggio invece insegna che non abbiamo bisogno di padroni, che possiamo vivere felici e in armonia senza di essi, ma solo nel momento in cui diventiamo saggi anche noi stessi, ovvero quando la pecora non sarà più pecora e quindi non ci sarà più bisogno di pastori, cani-pastori e recinti...

lunedì 7 agosto 2017

Perù: "Il Governo ci sterilizzò con la forza e con l'inganno"

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La sterilizzazione forzata delle donne peruviane degli anni ’90, rientra nel piano diabolico dell’ideologia razzista che c’è dietro il controllo della popolazione.

Il 25 luglio 2002 l’ex presidente peruviano Alberto Fujimori e tre ministri della Sanità sotto il suo mandato sono stati denunciati per genocidio dal Congresso. 

L’accusa pesantissima: sono responsabili di aver diretto un piano organizzato di sterilizzazioni forzate, rivolto soprattutto alle donne indigene quechua e aymara. Furono sterilizzate circa 300mila donne e oltre 20mila uomini nell’ambito del cosiddetto programma governativo di Salute riproduttiva e pianificazione familiare.


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Tutto comincia nel 1995, con la conferenza mondiale sui diritti delle donne, organizzata a Pechino dall’ONU quando l’allora “presidente” del Perù, Alberto Fujimori, di fronte ad una platea esultante, in larga misura composta da donne, inaugurava una strategia integrale di pianificazione familiare che avrebbe reso le donne principali agenti di un cambiamento capace di traghettare il paese da un miracolo economico ad un miracolo sociale. 

Le donne peruviane hanno giocato un ruolo centrale contro il folle terrorismo che devastava come una piaga il mio paese quando assunsi per la prima volta l’incarico di Presidente. Con coraggio e formidabile istinto di sopravvivenza, le donne peruviane si sono mobilitate, hanno lavorato attivamente con le forze di sicurezza, per combattere una spietata violenza terrorista….

Adesso che in Perù abbiamo raggiunto la pace e la stabilità, e che possiamo gettare le basi per una società civile, possiamo affrontare sfide sociali e immaginare il nostro futuro.






Fujimori ottiene il suo primo mandato anche grazie al sostegno degli Usa 





– e il secondo, nel 1992, con un autogolpe militare – che hanno tutto l’interesse a debellare la guerriglia maoista di Sendero Luminoso. 

Il pericolo rappresentato da Sendero Luminoso, la spietata violenza terrorista cui Fujimori si riferisce a Pechino, giustifica lo stato di emergenza con cui verrà gestita la ripresa economica di un paese che, agli inizi degli anni 90, è tra quelli definiti in via di sviluppo. 


Risultati immagini per sterilizzazione donne peruvianeLa Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale concedono prestiti imponendo le ormai ben note ricette di liberalizzazione del mercato del lavoro e privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, ovvero una liberalizzazione dell’economia che all’inizio produce una diminuzione del debito pubblico, ma ad un costo sociale elevatissimo, perché i salari si abbassano, i prezzi aumentano e la povertà si aggrava. (come in Italia oggi!)

La Banca mondiale ed il FMI sono costretti ad intervenire di nuovo e questa volta vincolano i prestiti al controllo della crescita della popolazione. Perché la povertà diminuisca, dovranno diminuire, e possibilimente scomparire, i/le poveri. 

Il governo peruviano accetta ed ottiene un prestito di 150.000.000 di dollari, cui segue l’implementazione di quel programma di pianificazione familiare lanciato a Pechino. 

I centri di salute organizzati ad hoc hanno come obiettivo precipuo il rendicontare il maggior numero di sterilizzazioni eseguite nel minor tempo e al minor costo possibili. Il soddisfacimento di tali criteri corrisponde al perseguimento degli standard di efficienza in base ai quali i centri di salute vengono valutati e premiati oppure, in caso contrario, penalizzati anche con il licenziamento degli operatori. 


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Per far fronte alla carenza di personale medico qualificato, si ripropone il sostegno statunitense, nelle sembianze di organizzazioni non governative che forniscono operatori volontari. Anche la USAID, agenzia di aiuto per lo sviluppo del dipartimento di stato americano, si mette al servizio della causa, contribuendo con 30.000.000 dollari e con la sua esperienza nel campo della pianificazione delle nascite. Onu, Banca mondiale, FMI, Stati Uniti, tutti appoggiano la dittatura militare di Fujimori e si congratulano per gli obiettivi che si prefigge, cioè lottare contro la povertà controllando le nascite, senza troppe precisazioni sul metodo.

Il programma di controllo delle nascite si traduce così in sterilizzazioni irreversibili e forzate di massa, attraverso chiusura delle tube di Falloppio e vasectomia, rivolte alle popolazioni indigene della selva amazzonica e soprattutto delle Ande, dove si era diffusa la guerriglia maoista. 

Si trattava per la stragande maggioranza di donne, appartententi a comunità rurali che vivevano di un’economia agricola e pastorale di sussistenza e che in moltissimi casi non erano in grado di capire bene il castillano. Donna, campesina, di etnia quechua o amazzonica, questo il profilo del soggetto da sterilizzare per impedire che si riproduca, un profilo in cui non è difficile individuare le categorie di genere, classe, razza. 






Sterilizzate senza consenso dopo un parto, oppure trasportate con la forza e con l’inganno nei centri di salute, in cambio della promessa di aiuti economici e di cure mediche per la famiglia. 





La coercizione, spacciata per adempimento di un obbligo di legge, (come i vaccini?) risulta tanto più facile quanto più è esercitata su soggetti vulnerabili perché poveri, di lingua quechua, assoggettati e intimoriti da quella scienza medica così incomprensibile e distante da loro e che afferma di volerli e doverli aiutare.

Alla sterilizzazione segue il disprezzo e l’allontamento dalla comunità di appartenenza, perché il legame tra il ventre della donna e la terra, la fertilità che accomuna la donna e la pachamama, sono pilastri su cui si reggono la cultura e l’identità della comunità stessa. 

Le conseguenze delle sterilizzazioni, quindi, non sono solo fisiche, ma anche psicologiche e sociali: le donne hanno subito violenze di ogni tipo da parte dei mariti e della famiglia per la loro sterilità, su di esse inizialmente è caduto lo stigma sociale e l’accusa di essersi sottoposte alla ligadura de trompas per poter avere liberamente rapporti sessuali, anche con più uomini, senza doversi preoccupare di possibili gravidanze. Molti uomini, invece, non hanno retto alla vergogna della loro sterilità e hanno preferito autoesiliarsi dalla comunità di origine, facendo perdere tracce di sé.

Ancora oggi, a distanza di 20 anni, le donne sopravvissute a questa pratica disumana attendono le scuse del governo e, soprattutto, che venga fatta giustizia.


Fonte: http://www.ninconanco.info/sterilizzazione-forzata-controllo-delle-nascite-peru-piu-300-000-donne-attendono-giustizia/

venerdì 4 agosto 2017

Ho convinto un Nigeriano a non restare qui a fare lo Schiavo



I miei poveri mezzi sono stati utili per rimpatriare migranti in Africa, più della costosa macchina da guerra del ministro Marco Minniti. Grazie a me, infatti, è rimpatraito un nigeriano; il cento per cento in più di quanto abbia realizzato il Viminale.

Da tempo, ogni volta che un africano mi chiede l’elemosina offro una moneta, utile a rompere il ghiaccio, per poi indagarne le motivazioni che lo condussero qui.

Richard, chiamiamolo così, lo incontrai agli inizi di quest’anno, davanti a un Carrefour; portava all’auto il carrello pieno, per scaricarlo e ricavarne la moneta che vi avevo inserito. Rimase alquanto sorpreso quando gli detti un altro euro e fu dunque facile attaccare bottone.

Il nome tradiva l’origine cristiana. Non mi sorprese. 
Al contrario di quanto si va dicendo, moltissimi immigrati sono cristiani.

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Richard fu scolaro in una missione protestante; parla un ottimo inglese; avrebbe voluto studiare medicina ma, da anni, la Nigeria non dà un futuro ai giovani nigeriani, come l’Italia d’altronde.
La Cina occupa la Nigeria, con le armi e con le sue imprese. Costruiscono strade, palazzi, stadi, centri commerciali. 

Tutto di pessima qualità. Nel calcestruzzo e nelle massicciate stradali mettono sabbia di mare; dopo poco tempo le strade si spaccano e le costruzioni pericolano. Non se ne danno pensiero: riprendono a costruire negli stessi punti e allo stesso modo; si direbbe che a costoro importi più che altro occupare permanentemente. 





I costi di manodopera? 

Zero o quasi: essi impiegano schiavi importati dalle carceri cinesi. Quando costretti a impiegare manodopera locale, i nigeriani più fortunati guadagnano un dollaro per una giornata di lavoro di dodici, quattordici persino diciotto ore!

Gli accordi col governo nigeriano prevedono anche massicce importazioni di manufatti cinesi. In questo modo il costo del lavoro è crollato e le produzioni locali pure.

Mentre la Cina si irradiava, di pari passo i terroristi di Boko Aram si sono frazionati e annacquati. 




Coincidenze?

L’analisi di Richard è spietata. 
Manca tuttavia un importante dettaglio.

Perché sei venuto qui? Gli chiedo. 
Egli in effetti parla molto della Nigeria ma poco o nulla di sé, di che cosa lo convinse a venire qui. Forse ha difficoltà a fronteggiare un bilancio personale fallimentare. Poco dopo ammette che in Nigeria stava meglio e non era mai stato costretto a chiedere l’elemosina.




Insisto. Perché sei venuto qui?



«Mi hanno promesso che in Italia sarei stato bene. Avrei avuto una casa, per poter studiare e lavorare. Sono venuti a dircelo casa per casa, specialmente nei quartieri cristiani. Ti fanno vedere le immagini della televisione e tutto sembra bello.»




Perché siete quasi tutti maschi? Non sa rispondermi e tuttavia mi sorprende col costo del trasporto dalla Nigeria in Italia, per quanto è basso: in totale 1500 euro. 

Prezzi stracciati, neppure un terzo di quanto richiesto fino a cinque anni fa. I trafficanti sono diventati caritatevoli? Chi paga la differenza? Come viene ammortizzata?


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Richard comincia a capire ed è visibilmente scosso. 
È solo il nostro primo incontro e non voglio calcare la mano. Investirò altre monete nelle settimane successive, anche se non mi piace Carrefour. All’incontro successivo sono andato giù di piatto.

Richard sai perché sei venuto qui? 
Per fare lo schiavo e la marionetta.

Siamo abbastanza in confidenza, non di meno temo un cazzotto in arrivo. Mi ascolta invece con attenzione.

Un tempo noi andavamo a prendere gli schiavi. Ora facciamo in modo che essi vengano da soli, anzi paghino per venire...

Qui non troverai mai un lavoro decente, lo hai già capito. 
L’Italia da tempo non può assicurare neppure agli italiani quanto ti è stato promesso da chi ti spinse qui.

Devi tuttavia domandarti perché le organizzazioni premono per distaccare i giovani maschi nigeriani dalla loro patria. Quanto è successo a te non accade solo in Nigeria.

Mali, Costa d’Avorio, Camerun, Congo, Repubblica Centro Africana, Tanzania, Etipia, Sudan, Libia… ovunque via siano intereressi francesi e tedeschi vi è la Cina con le sue industrie, le sue imprese e i suoi armati, che fa di voi le sue marionette. Da quei paesi martoriati partono, incoraggiati, imbrogliati come lo sei stato tu, giovani maschi alla volta dell’Italia.

Gli interessi franco germanici convivono con l’occupazione cinese. Che cosa significa? C’è indubbiamente un accordo strategico tra Parigi, Berlino e Pechino. I cinesi assicurano il saccheggio delle materie prime a prezzi convenienti per tedeschi e francesi. 

Quest’ultimi garantiscono l’appoggio internazinale all’operazione.

Hanno però un problema: devono controllare la pressione sociale, il dissenso. L’unica strada è allontanare i giovani maschi, specialmente i giovani cristiani e istruiti, evitare che lo sfruttamento si scontri con un’opposizione autoctona.

Vedi, i nostri nemici, i nemici dell’Italia sono Francia e Germania.

Il tuo nemico è la Cina, gli schiavisti cinesi.
Richard annuì, visibilmente scosso.

Dopo quelle prime discussioni, ho avuto altri interessanti scambi con Richard e altri suoi sfortunati compagni di sventura, impegnati a elemosinare perché le caritatevoli organizzazioni dell’accoglienza cattosinistra li derubano.


Circa un mese fa, a conclusione della conversazione, Richard mi ha sorpreso:«I came back to fight Cina». Torno per combattere la Cina.

Ci siamo abbracciati. Gli ho lasciato un contributo più consistente, un investimento su un alleato, dopo tutto un alleato contro nemici mortali: Cina, Germania e Francia.

Buona fortuna, Richard.

Pubblicato dal quotidiano La Verità (Published by the Italian newspaper “La Verità”) 27 Luglio 2017  


Fontehttp://www.pierolaporta.it/ho-convinto-un-nigeriano-a-non-restare-qui-a-fare-lo-schiavo/

mercoledì 2 agosto 2017

L'impero degli Psicofarmaci raccontato da uno psichiatra pentito

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Dr. Breggin, psichiatra:

 “Vi racconto quale è la più grande bugia sugli psicofarmaci”



Nel gennaio 1999, una giovane donna è stata spinta da una piattaforma della metropolitana a New York City ed uccisa. 

L’autore è stato identificato dalla stampa come un paziente psichiatrico che aveva “smesso di prendere i suoi psicofarmaci“. 

L’Impero Farmaceutico e la psichiatria organizzata hanno manipolato questo orrendo evento per suscitare la paura del pubblico sui pazienti psichiatrici che smettono di prendere i loro farmaci. Il risultato ottenuto dallo Stato di New York era la “legge di Kendra“, che ha reso più facile il trattamento sanitario obbligatorio di pazienti (TSO) che rifiutano di prendere il loro farmaco.

Quando i “pazienti psichiatrici” diventano violenti, la reazione dei media di regime è quasi automatica: devono aver smesso di prendere i loro “meds”. 





Questa faccenda del violento paziente controllato da psicofarmaci è un mito. 




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Non ci sono studi scientifici per confermarlo. 
Infatti, la FDA non ha approvato alcuna droga come efficace per il controllo della violenza. 

L’Impero Farmaceutico perpetra in modo implacabile la grande bugia perché fa portare a casa un trilione di dollari. Mantiene assuefatto il pubblico facendo credere che i farmaci psichiatrici siano l’ultima linea di difesa della società contro gli individui violenti.

Assicura anche a tutti gli psicofarmaci un’aura di magica efficacia che nessuno di loro possiede.




Il mito di “aveva smesso di prendere farmaci”:

Anche se il mito dei “aveva smesso di prendere farmaci” non ha alcuna base scientifica, c’è una montagna di prove che molti psicofarmaci possono causare la violenza, inclusi gli antidepressivi.

Risultati immagini per psicofarmaci effetti collaterali
Molti studi sono prontamente disponibili sul mio Centro Risorse Antidepressivi, Sezione 5, “La violenza antidepressiva, l’aggressione, l’ostilità, l’irritabilità e il comportamento antisociale”. Inoltre, il mio libro “Medication Madness : il ruolo delle droghe psichiatriche nei casi di violenza, suicidio e crimine” riassume le prove e presenta molte storie sulla violenza indotta dagli psicofarmaci dalla mia esperienza clinica e forense come psichiatra.

I media e i suoi consulenti dell’impero farmaceutico continuano a sostenere che le droghe psichiatriche non provocano violenza. 

Nel decimo anniversario della tragedia di Columbine, USA Today ha illuminato la nazione sulla “verità” sui motivi degli autori di violenza Eric Harris e Dylan Klebold. Il giornale ha dichiarato in modo inequivocabile, “Contrariamente a quanto riportato in precedenza, Harris e Klebold non erano sotto farmaci antidepressivi“.




La tragedia della Columbine e gli antidepressivi:

In realtà, USA Today non stava dicendo la verità. Il fatto è che Harris stava assumendo l’antidepressivo Luvox (fluvoxamina) fino alla sparatoria. Luvox è molto simile a Prozac, Paxil, Celexa e altri inibitori specifici di reuptake della serotonina (SSRIs).


Risultati immagini per psicofarmaci Dr. BregginCome esperto medico nei casi legati a Eric Harris, avevo accesso ai suoi documenti medici. I registri mostrano che il suo medico gli ha imposto progressivamente dosi più grandi di Luvox per un anno prima del giorno in cui ha commesso gli assassini di massa. 

Durante quell’anno sotto Luvox, sviluppò i suoi primi sentimenti violenti e psicotici. Inoltre, la relazione tossicologica basata su campioni di sangue dalla sua autopsia ha mostrato che lui avesse nel sangue  un livello “terapeutico” del farmaco. 

Questo ha dimostrato che lui ha preso il Luvox anche poco prima della sua morte e aveva un impatto attivo nel suo organismo al momento della sparatoria.

Ho scritto a USA Today per correggere i fatti, e ho citato la relazione tossicologica e una relazione di società di farmaci alla FDA che la conferma. Il giornale non mi ha mai risposto né ha stampato una retrazione.




Psicofarmaci e sindrome da sospensione:

Quando i pazienti diventano molto più apertamente disturbati una volta che smettono di prendere i loro farmaci, questo è in genere il risultato di una sindrome da sospensione. Una delle cause giudiziarie per me più importanti, in cui ho consultato da medico e testimoniato, ha determinato un risarcimento di 11,9 milioni di dollari per la famiglia del defunto.


Risultati immagini per psicofarmaci Dr. BregginIl caso era basato sulla morte di un prigioniero il cui antidepressivo Paxil (paroxetina) era stato interrotto all’ammissione alla prigione, con conseguente sindrome da sospensione per diversi giorni che lo rendevano troppo disturbato per comunicare. Il dottore del carcere, senza chiedere da quanto tempo il detenuto fosse stato lontano dal suo Paxil, lo ha fatto riprendere a 30 mg.

Il paziente aveva assunto quella dose per diversi anni, ma il suo corpo non era più abituato. Se il medico avesse voluto che il paziente riprendesse Paxil, avrebbe dovuto aumentare gradualmente la sua dose per riattivare il suo corpo e il suo cervello.

Dopo la prima dose, il paziente si è ucciso, probabilmente da una combinazione di sindrome da sospensione e tossicità acuta. Il suo suicidio è stato estremamente doloroso e violento, cosa che si verifica comunemente nei suicidi indotti da antidepressivi (vedere la sezione 2C per i giornali di ricerca del mio Centro Resource per gli Antidepressivi).




Come ridurre la violenza:

Se vogliamo ridurre la violenza la risposta non è più psicofarmaci, ma meno. Forzare i pazienti a prendere droghe comporta che poi loro segretamente smettono di prenderli senza una corretta supervisione clinica e il sostegno di una rete sociale.

Immagina di gestire un settore in cui è possibile costringere le persone a utilizzare i tuoi prodotti – anche se i prodotti sono neurotossici velenosi. 

Immaginate di convincere la gente che sono indispensabili per una società corretta. Immagina che il  governo ti aiuti per far rispettare i tuoi obiettivi di profitto per trasformare le persone in consumatori, sia che vogliano i tuoi prodotti o no.





Bene, tutto ciò che è successo e che sta succedendo adesso. 




È ora di fermarlo.

Una popolazione con molto meno drogati sarà una società molto più sicura e più sana.

Dr Peter Breggin

Fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/la-piu-grande-bugia-sugli-psicofarmaci/

martedì 1 agosto 2017

La confessione shock dell'oncologo: "Ecco perché la medicina esclude il metodo Di Bella"

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Un’intervista da non perdere al prof. Paolo Lissoni, oncologo ed endocrinologo dell’ ospedale San Gerardo di Monza.
Ecco perchè escludono il metodo Di Bella.

Paolo Lissoni è un oncologo ed endocrinologo dell’ ospedale San Gerardo di Monza, struttura famosa in quanto offre ai pazienti malati di cancro, abbinate alle cure tradizionali (chemioterapia, radioterapia), terapie “complementari” naturali.

L’oncologo è  stato anche premiato dal National Cancer Institute di Washington per le sue ricerche sulla ghiandola pineale, fondamentale nella lotta contro il cancro, in quanto produce melatonina, la sostanza che è alla base del metodo Di Bella.

Di seguito vi mostriamo una sua intervista rilasciata a “il Giornale”, dove ci parla proprio di ghiandola pineale, melatonina, vantaggi e svantaggi del metodo Di Bella e dei motivi per cui quest’ ultimo viene escluso dalla medicina.





Di Gioia Locati:

Il reparto di oncologia di Monza è l’unico in Italia che offre, accanto alle tradizionali, una terapia “complementare”.

Ossia?

“Il campo delle terapie alternative anti-cancro (usate in abbinamento a chemio e radio) è estesissimo: vischio, aloe, graviola, veleno di scorpione, curcuma, mirra. 

Risultati immagini per ghiandola pinealeNoi abbiamo dato la priorità alle sostanze naturalmente prodotte dal nostro corpo. La ghiandola pineale produce melatonina e altre quattro molecole derivate da aminoacidi. Sono molecole – fondamentali nel regolare il sistema immunitario, nel dosare le endorfine (che danno benessere) e nel favorire i processi di coscienza – che variano a seconda delle ore della luce”.


Quindi proponete la melatonina ai pazienti oncologici?

“Si sa da anni che un ammalato di cancro produce livelli bassissimi di queste sostanze prodotte dalla pineale, melatonina soprattutto. Tutti i processi psico-chimici sono alterati in chi ha un cancro”. 

Date melatonina dopo o durante la chemio? 

“Dopo e durante per ridurre la tossicità dei chemioterapici. La melatonina ha proprietà antiossidanti, azione anti-proliferativa, potenzia il sistema immunitario (accresce il rilascio dell’interleuchina 2 dai linfociti T), contrasta la carenza di piastrine e la cachessia che sono la debolezza e il dimagrimento tipici di chi fa una chemio…”

La scoperta di Luigi Di Bella…


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Esattamente, tutto il mondo deve essergli grato per questo. La melatonina mette in moto almeno 20 meccanismi antitumorali…

Però non tutti gli oncologi ci informano di questo…
“Noi lo facciamo”.

Date la melatonina in ospedale?
“Anni fa sì, ora non più. La prescriviamo e si compra in farmacia fra i prodotti da banco”.


Parliamo di Di Bella?

“L’argomento mi coinvolge affettivamente. Negli anni Ottanta conobbi Luigi Di Bella, lo contattai per confrontare con lui i miei studi sulla ghiandola pineale. Trovai un terreno comune ma i miei tentativi di conciliare le due oncologie, la tradizionale e la dibelliana sono tristemente falliti…”

Come mai?

“Da un lato c’è l’ottusità mentale dell’oncologia tradizionale che non conosce o non vuol conoscere gli aspetti biologici, dall’altro la terapia Di Bella che ha avuto (e ha) il grosso limite di non essersi espressa attraverso una sperimentazione clinica”.

Però c’è chi guarisce dal cancro con la Di Bella.
“Non basta dire: uno è guarito. Quanti pazienti sono andati bene e quanti male? Questa situazione va avanti da 25 anni. La multiterapia Di Bella deve seguire la sperimentazione clinica che tutto il mondo segue. Sennò si fa confusione, non si comprenderà mai l’efficacia della cura tradizionale rispetto alla Di Bella”.

Se fosse lei a decidere come si comporterebbe?

“Raccoglierei i dati e unirei le forze: ai malati che non rispondono alle cure ufficiali darei la Di Bella”.

Quindi la proporrebbe dopo che si è accertato il fallimento della terapia tradizionale, perchè?

“Potrebbe essere un modo per conciliare le posizioni scientifiche e per poter testare finalmente i risultati sul campo. Anche lei mi sta confermando che ha raccolto molto storie di pazienti che dopo il fallimento della tradizionale si sono trovati bene con la Di Bella…”

C’è un altro limite del metodo Di Bella?

“L’aspetto immunologico nella cura del cancro è noto da pochi anni, so che Giuseppe Di Bella ogni tanto inserisce al cocktail anche le interleuchine 2 (sostanze prodotte dai linfociti T) per potenziare il sistema immunitario”.

Un aspetto positivo della terapia Di Bella (oltre alla melatonina?)
Risultati immagini per di bella“Il fatto di somministrare chemioterapici a piccole dosi è stata una geniale intuizione di Luigi Di Bella, oggi si inizia a praticare la “metronomica” che significa appunto curare con dose minima di chemioterapici a intervalli di tempo brevi”.

Piccoli dosi per evitare il fenomeno della chemio-resistenza?

“Questo aspetto va ancora studiato. Quel che è certo però è che le piccole dosi non intossicano l’organismo e hanno effetti immunostimolanti e antiangiogenetici (ossia impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere).

Allora pro o contro Di Bella?

“Non ha senso dire ‘pro o contro’, io direi: ognuno dia il meglio di sé e la cosa funzionerebbe se il dialogo fosse solo scientifico, ma è chiaro che entrano in gioco altri interessi. La terapia Di Bella è la punta dell’iceberg che dischiude una tematica immensa: il rapporto tra la scienza e la cultura umana”.


Fonte: http://salutecobio.com/paolo-lissoni-metodo-di-bella

lunedì 31 luglio 2017

Hanno radiato la dottoressa Mereu perché curava con la "terapia verbale"

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"Miei colleghi che hanno torturato, ucciso, usato pazienti come cavie farmacologiche, come si apprende dalle cronache, non hanno subito il massimo della pena, che è la radiazione, come l'ho subita io"


Per guarire da qualsiasi patologia non servono i farmaci. Basta parlare, sentire, sorridere. Questo è, in sintesi, il principio della rivoluzionaria “terapia verbale” creata e sperimentata con successo dalla Dottoressa Gabriella Mereu. Nata a Cagliari e laureata in Medicina e Chirurgia, la dottoressa Mereu si diploma poi in Medicina Olistica, Medicina Omeopatica e Grafologia.



Cos’è la malattia secondo la Dott.ssa Mereu?


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La malattia è un’espressione dell’anima, un modo di rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale distorto che ha portato alla malattia stessa. Nello specifico, in molti casi, le storture sono date da schemi di derivazione religiosa e legati alla personalità. 

Per maniera metaforica intendo invece che la malattia si esprime attraverso gesti, parole e comportamenti del paziente che possono essere codificati e mi portano a individuare il personaggio distorto interpretato dallo stesso paziente. 

È il principio dell’omeopatia: i vari rimedi omeopatici altro non sono che le stesse cause di quella malattia somministrate in dosi specifiche per scatenare una reazione di difesa positiva nel paziente. Per questo la mia terapia consiste nell’imitare il paziente in modo da rendere ridicolo il suo personaggio distorto. 
Così, i sintomi spariscono.


Cos’è invece la guarigione?

Guarire, essere sani, significa esaltare il volere dell’anima. 
E io l’anima la identifico con l’eros, un argomento spinoso poiché le religioni hanno contribuito a separalo dall’anima. Per me l’eros assume un ampio significato; è tutto ciò che è bello per noi e che non può che farci bene e garantire così la miglior prevenzione contro le patologie. 

La nostra anima è troppo castrata, non riuscendo più ad esprimersi secondo quello che vorrebbe l’eros, non è più in grado di provare il piacere dell’amore, dell’essere nudi. Ha perduto la capacità di giocare e ridere. Di raccontare la verità. 



Insomma, non ha più libertà.




Risultati immagini per Gabriella MereuQuesto vale sia per gli uomini che per le donne. I primi sono stati costretti per secoli e secoli ad essere guerrieri ed il loro eros è diventata la guerra. Per essere maschio l’uomo deve essere per forza guerriero, dunque violento e cattivo. E, se non è violento e cattivo, non è un maschio

La donna, invece, è stata sempre disprezzata e lasciata sola. 
Gli uomini non sono dunque più in grado di recuperare una relazione con le donne, unica via possibile per recuperare un'identità. Così, si trovano spiazzati

Risultati immagini per Gabriella MereuE continuano da ottusi a recitare il personaggio del guerriero 
La guarigione è una catarsi, una chiarore improvviso su quanto è stato lasciato al buio sino a poco prima e questa catarsi, io, la vedo quando spiego al paziente quale maschera indossa e lui si illumina, spesso si fa una risata e i sintomi possono svanire anche nell’immediato.

Vi faccio un esempio. 
Poco tempo fa sono stata contattata da una signora la quale mi ha ringraziato dicendomi che avevo guarito suo figlio. Al giovane, che soffriva di un dolore cronico al testicolo destro, dopo mesi di indagini, anche invasive, non era stata data nessuna risposta. E il dolore aumentava. Ho parlato al telefono con il ragazzo e, senza mezzi termini gli ho detto: “Sai perchè ti fa male il testicolo di destra? Perchè ti senti un “coglione” di destra!”. Avevo capito fin da subito che quello era il suo personaggio, la maschera che indossava. Anche perché avevo già curato un “coglione” di sinistra anni fa. Vedete, sono andata dritta al punto, spiegando al giovane quale era il personaggio che gli altri gli avevano messo in testa che lui fosse, personaggio che lui stava “interpretando” e gli causava il dolore al testicolo. Il ragazzo lo ha capito e gli è passato tutto.



La radiazione dall'Ordine dei Medici:


«Due giorni fa 25 luglio 2017 sono stata radiata, senza che mi sia stata concessa la discussione in appello, da parte della corte centrale. Neanche nella radiazione a Cagliari del 7 luglio 2015 mi è stato concesso di spiegare ciò che divulgavo e la mia trentennale ricerca - scrive Mereu nel post - 

Mai nessuna persona si è lamentata di me come paziente. 
Le motivazioni della radiazione sono date dal fatto che non do il consenso informato»

«Per la mia maniera di operare, non ha senso in quanto non do farmaci e non tolgo i farmaci alle persone, inoltre spesso le persone che desiderano una mia consultazione sono già informati di una cosa: che non vogliono più tornare alla medicina ufficiale, inoltre il mio è già un trattamento informativo che non ha bisogno di una ulterioreinformazione, che mi avvalgo di collaboratori per poter prendermi cura della gente, che ho prescritto tre libri da leggere che non sono scientifici, che svolgo le mie conferenze presso sale dei comuni, che mi faccio pubblicità e motivazioni di questo genere».

«Miei colleghi che hanno torturato, ucciso, usato pazienti come cavie farmacologiche, come si apprende dalle cronache, non hanno subito il massimo della pena, che è la radiazione, come l'ho subita io che invece non ho fatto del male a nessuno nè mai potrei essere pericolosa per alcuno». 

Mereu si è detta «processata in maniera sommaria come nel tribunale dell'inquisizione». «Continuerò a prendermi cura di voi e ad insegnarvelo in conferenze convegni e seminari perché la gente ha bisogno di me. Continuerò a darvi consigli perché la vostra salute si accompagni alla vostra evoluzione e consapevolezza. Questo non me lo possono impedire»,



http://salute.ilmessaggero.it/medicina/radiata_dall_ordine_la_dottoressa_mereu_cura_il_tumore_con_le_parolacce_e_usa_il_pendolino-2588766.html

domenica 30 luglio 2017

GENOVA: medici spiati con il microchip, la follia orwelliana è già realtà

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Un microchip nascosto nelle divise e nei camici di quasi tutti i dipendenti della sanità della Liguria. 

Medici, infermieri, tecnici, uscieri, tutti spiati a loro insaputa e soprattutto senza il loro consenso, tutti ovviamente tranne i dirigenti e gli amministratori...

Ad accorgersi per primo del chip abilmente nascosto nel camice è stato il portinaio del Galliera,  l’ospedale dalla Curia genovese il cui presidente è il cardinale ed ex presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco.


Tullio Rossi il portinaio ha notato il chip toccandosi e lo ha scoperto dopo aver tagliato con una forbice il camice, dotato inoltre di localizzazione GPS per spiare i movimenti dei dipendenti e, molto probabilmente, dotato anche di microfono interno, per sentire se qualcuno va contro la corrente "ufficiale"...

Il romanzo di George Orwell "1984" entra dunque nel vivo della sua profezia, in questo caso possiamo parlare di psicopolizia e pensiero unico, in quanto stanno violando volontariamente il libero arbitrio dei propri dipendenti sanitari.




Perché spiare proprio i medici?

Forse si teme che questi trovandosi di fronte ad ordini superiori ingiusti e a metodi di cura discutibili, possano fare obiezione di coscienza?

Magari consigliando al paziente di nascosto di non assumere quel farmaco o di non eseguire quell'operazione o quella terapia, invece consigliata dal protocollo ufficiale interno?

In questo caso, il medico chippato sarebbe subito identificato e...radiato.

E' solo un ipotesi ovviamente, ma visti i tempi oscuri e maligni che corrono, non la escluderei con tanta facilità.



Leggi anche: https://newsstand.google.com/articles/CAIiENE0W7Em9pY2BvSzquqUd68qGAgEKg8IACoHCAow59WgCjCnuXUwy7rJBQ



martedì 25 luglio 2017

Le case in cemento e la degenerazione cellulare - La denuncia in un libro ormai introvabile


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Del suo tomo :” LE CASE MODERNE E LA SALUTE” una leggenda narra che fù lesto ritirato dal mercato e a tutt’oggi praticamente quasi impossibile è leggerne una copia. 

Contiene un segreto?


Egli vi descrive gli esperimenti effettuati utilizzando il campo elettrico naturale sulle cellule malate con esiti di ripolarizzazione dei tessuti e guarigione, raccomandava, per ottenere questo, l’ uso di una lastra di resina particolare, che strofinata su un poco di lana si polarizzava e agiva messa vicino alla zona da influenzare. Al libro originale, alla sua prima edizione, vi era abbinata anche la lastra.


Negli anni a seguire la sua invenzione fu perfezionata dal Dottor Orrico da Voghera, che mise a punto la “lastra Bior”, in definitiva anche qui una lastra in teflon che , sfregata con pura lana, acquisisce cariche negative che possono essere trasmesse , avvicinandola ad un essere vivente, e causarne, accidentaccio, la guarigione.



Il costo?

Il Dottor Orrico la lastra la regalava. 
Raccomandava solo di procurarsi da se la lana di pecora per trattare.

Si sprecano le testimonianze, anche in rete, di persone che hanno beneficiato della sua intuizione, di dottori che l’ hanno usata per i loro pazienti, di clamorose guarigioni.

Ora i due precursori di questo sistema sono passati a miglior vita, invero a tarda età , sicuramente dopo avere distribuito centinaia di lastre BIOR , il sistema non viene divulgato, la grande massa delle persone non ne può beneficiare. 



Ma perchè?

La ripolarizzazione cellulare è autoapplicabile, non ha alcuna controindicazione, il costo dello strumento è irrisorio, non occorre alcuna conoscenza scientifica eccezionale.

Le multinazionali del farmaco questo non lo possono accettare.
P.S. La lastra è semplicemente un pezzo di teflon da 1 – 1,5 mm che va sfregato con della lana e poi tenuto vicino alla parte da trattare.





Il libro LE CASE MODERNE E LA SALUTE sembra ora nuovamente disponibile (anche se fuori catalogo), ecco una breve descrizione:

Questa che presentiamo è la seconda edizione di un libro rivoluzionario che accusa senza mezzi termini le case in cui abitiamo, costruite in cemento armato e dalle quali è dunque escluso il campo elettrico naturale.

Ciò può essere all'origine di molte malattie degenerative che affliggono attualmente l'umanità civilizzata.

La teoria, sostenuta da rigorosi esperimenti scientifici e clinici, viene esposta in modo esauriente in questo volume, la cui lettura potrà essere utile a milioni di pazienti che non trovano una soluzione terapeutica adeguata alla loro malattia, oltre ad essere un testo onesto di approccio alla bioarchitettura.

INDICE:

- La cellula e le sue proprietà  più rilevanti.

- L'ambiente e la vita.

- Il travaglio della ricerca.

- La teoria.

- Gli altri malanni e disfunzioni organiche visti nella prospettiva della teoria; lo shock del futuro.

- Tecnica di applicazione del campo elettrostatico generato dalla piastra triboelettrica; 

- Glossario;

- Bibliografia.


Da più di 30 anni le sue ricerche sono cadute
nell’oblio, ma è finalmente arrivato il momento di
farle venire di nuovo alla luce, e rendere onore alle
intuizioni del ricercatore e alla sua onestà intellettuale.

L’ing. Audisio sapeva che tra Terra e atmosfera
esiste un campo elettrico naturale, normalmente
positivo (se riferito alla Terra), e che la sua potenza
è dell’ordine di parecchie centinaia di volt/metro.
Questo campo è una forza elettrica naturale che
produce effetti benefici sugli organismi viventi. 

Gli esperimenti da lui effettuati mostravano che il campo
elettrico produce, all’interno del corpo, una corrente
elettrica che eccita tutto l’organismo e il suo
sistema nervoso, attraversa tutte le cellule, stimola
il metabolismo e tutte le altre funzioni fisiologiche.

L’effetto del campo elettrico a livello cellulare
ha la proprietà di indurre una polarizzazione delle
cariche elettriche libere (elettroni) nelle cellule,
procurando così l’energia necessaria e sufficiente
affinché i processi metabolici possano essere di carattere
ossido-riduttivo, insieme alla proliferazione
cellulare di tipo cariocinetico (processo riproduttivo regolare della cellula che si auto-divide in 2 cellule identiche atte a formare un tessuto regolare
e senza difetti).

Senza l’ausilio delle azioni elettriche del campo,
il processo metabolico consuma la polarizzazione
fino all’esaurimento, per cui la cellula necessariamente
dà avvio ai processi metabolici di tipo fermentativo,
ai quali corrisponde una proliferazione
patologica (che in termini scientifici si definisce di
tipo amitotico), necessaria per riparare un danno
che la cellula avverte in relazione allo stato di depolarizzazione.


Questo è un processo analogo a
quello che avviene quando la cellula viene lesa in
seguito a un evento traumatico. 

Con questa attività straordinaria accelerata, la cellula provvede incessantemente a riparare il danno fino a produrre una
forma degenerativa e tumorale, a meno che non
sopravvenga l’azione di un campo elettrico.

La cellula polarizzata, invece, presenta sempre,
in relazione al grado di polarizzazione, un’attività
normale o rallentata, come succede negli animali
ibernanti che cadono in letargo nella stagione fredda,
nella quale si verifica il massimo valore annuo
del campo elettrico.

Al contrario, l’attività della cellula depolarizzata
è sempre frenetica, tesa a riparare un danno, una
ferita, una lesione. Non a caso le cellule depolarizzate
possono essere solo di tre tipi: quelle tumorali,
quelle che hanno subìto una lesione meccanica, o

quelle che sono state irradiate. (Continua su https://www.nuovaipsa.com/immagini/PDF/OLIVIERO_AUDISIO_estratto.pdf )




Fontehttp://www.cambioilmondo.it/cellula-segreta/