venerdì 29 luglio 2016

Gli orrori dell'industria lattocasearia




Gli orrori dell'industria lattocasearia

Molti allevamenti intensivi praticano il parto indotto, in modo che i piccoli vitellini vengano al mondo fra le 8 e le 12 settimane prima della fine della gestazione.

Tutte le vacche vengono violentate, ingravidandole artificialmente. Ad un certo punto della gestazione vengono fatte loro delle iniezioni per poter indurre il parto o, per meglio dire, l'aborto



I vitellini, ovviamente prematuri, 
vengono buttati via come rifiuti!


In questo modo l'industria lattocasearia potrà garantirsi una produzione costante di latte, senza avere l'inconveniente di un vitello che avrebbe la strana pretesa di succhiarlo dalle mammelle di sua madre. Fin qui è giunta la perversione umana. Chi beve latte e mangia formaggi è complice di tutto questo! Ricorda quest'immagine davanti al prossimo bicchiere di latte!

Fontehttps://www.facebook.com/famigliaeticavegana/

mercoledì 27 luglio 2016

Economia tribale: Quando i "selvaggi" la sanno ancora una volta più lunga di noi....



Articolo di Marino Niola (Repubblica 17.12.15) “Quando il dono diventò la base dell’economia. 


”Chi fa regali alla fine ci guadagna sempre. 
E non solo in gratitudine. Perché il dono è un investimento sul futuro. Un contratto a lungo termine. 

E a insegnarcelo non è stato nessun guru dell’economia, ma gli aborigeni delle isole Trobriand, che del dare a piene mani hanno fatto un’arte della convivenza, nonché la base della loro dottrina politica. Anticipando, e di fatto ispirando, le teorie contemporanee del convivialismo e dell’antiutilitarismo. 


A scoprire i segreti di questa economia della generosità è stato, giusto un secolo fa, Bronislaw Malinowski, il celebre antropologo polacco, professore alla London School of Economics. Che, per uno scherzo del destino, si trovava in Australia per studiare gli aborigeni, quando scoppiò la prima guerra mondiale. Come suddito dell’impero austroungarico, e quindi cittadino di un paese nemico, gli sarebbe toccato l’internamento in un campo. 

Ma il giovane Bronislaw riuscì a convincere le autorità australiane a confinarlo nell’arcipelago delle Trobriand, oggi isole Kiriwina, dal quale non c’era pericolo che fuggisse. Ma in compenso avrebbe potuto continuare le sue ricerche sugli usi e costumi delle tribù di questi atolli corallini che si trovano nel Pacifico occidentale, tra la Nuova Guinea e le isole Salomone.

Il 1915 fu un annus horribilis per l’Europa, ma per l’antropologia fu un anno fortunato. Perché appena mise piede su quelle spiagge, dove il vento mormora tra le palme, Malinowski fu subito colpito da un’usanza che ai suoi occhi di occidentale nutrito di economia politica, sembrava priva di qualsiasi logica. 


Gli indigeni affrontavano traversate oceaniche lunghissime e piene di pericoli a bordo delle loro piroghe per portare doni agli abitanti di isole lontane. Una generosità incomprensibile e un coraggio ai limiti dell’incoscienza, visto che a viaggiare su quelle acque tempestose e infestate di squali era una bigiotteria senza valore. Collane e braccialetti di conchiglia. Cose futili e non beni necessari. E, come se non bastasse, questi monili da poveri venivano regolarmente rigirati da coloro che li avevano ricevuti agli abitanti dell’isola più vicina. Che a loro volta li indossavano un po’ di tempo per farsi belli e poi prendevano il mare per andare a farne omaggio agli abitanti di altre terre. Creando così un circuito di scambi che chiamavano kula


Apparentemente un circolo vizioso per cui il cadeau, prima o poi, finiva per tornare nelle mani del primo proprietario. Un po’ come certi regali, riciclati di Natale in Natale, che alla fine tornano al mittente come un boomerang. Ma per i Trobriandesi questa sorta di sbolognamento sistematico era un valore aggiunto. Perché ogni passaggio di mano in mano caricava il dono di prestigio. Per dirla con parole nostre, ne impreziosiva il pedigree. Che stava in buona parte in un plusvalore relazionale. Come certi diamanti leggendari di cui si sciorina sistematicamente la cronologia di coloro che li hanno posseduti.


Il caso trobriandese, raccontato da Malinowski nel suo capolavoro Gli argonauti del Pacifico occidentale, divenne subito un rompicapo per gli economisti che non riuscivano a trovare senso in un comportamento tanto irrazionale. Così alla fine molti esponenti di questa scienza che noi moderni ci ostiniamo a ritenere esatta – e che i Greci, con maggior prudenza, definivano semplicemente “governo della casa” (da oikos abitazione e nomia regola) – conclusero che si trattava di un’assurdità. 

Un comportamento da tribù primitiva, economicamente immatura che, incapace di calcolare costi e benefici, sprecava il tempo a fare regali, per di più senza guadagnarci nulla. Ma l’imperturbabile polacco non fece una piega e restituì colpo su colpo, sbattendo in faccia agli scettici la soluzione del rebus, l’algoritmo segreto che governava quella strana giostra di regali e regalini. In realtà la ragione di quella fatica, apparentemente inutile, non stava nel valore d’uso degli oggetti, bensì nel loro valore di scambio. 

Che si fondava soprattutto sulle alleanze e partnership prodotte da quel circuito di reciprocità. Il dono insomma funzionava come un contratto sociale, facendo di tante popolazioni straniere, lontane e potenzialmente nemiche, un vero e proprio sistema. Ordinato e coordinato. Una federazione che metteva in moto una rete di relazioni sovralocale. Dalla quale non si usciva mai. Infatti i Trobriandesi dicevano con orgoglio che «l’appartenenza al kula è per sempre».


Questa sorta di mercato globale primitivo era insomma capace di connettere genti e paesi separati da migliaia chilometri di mare, a dispetto dei loro fragili mezzi. Basti pensare che nelle capanne dei cacciatori di teste della Nuova Guinea indonesiana e delle isole Molucche sono state trovate preziose porcellane cinesi d’epoca Ming. Insomma lo scambio di doni era una pensata geniale per fare uscire quelle isole dal loro isolamento e farne un solo grande arcipelago.

Il che in fondo vale anche per noi, utilitaristi disincantati, quelli che “nessuno ti regala niente per niente”. E si vede chiaramente in momenti come il Natale. Con la sua girandola di doni e controdoni, che non a caso gli americani chiamano big swap, il grande scambio. 

Un circuito cerimoniale che tiene in equilibrio reciprocità e gratuità, generosità e socialità, obbligo e piacere. Col risultato di riaffermare il principio dell’utile, ma proiettandolo su un piano più generale, e soprattutto meno egocentrico. Perché quel che regaliamo oggi ci verrà restituito in qualche modo con gli interessi. E non necessariamente da chi ha ricevuto. 

Come dire che il dono è la forma più sottilmente disinteressata del profitto, perché è l’origine stessa del legame sociale, il gesto primario, incondizionato e gratuito che fa uscire l’individuo da se stesso e lo lega agli altri in una rete che assicura scambio protezione, solidarietà. E di conseguenza anche guadagno. 

Non è un caso che le religioni nascano tutte da un dono fatto al dio. E che il dio ricambia. Ecco perché, perfino il nostro Natale consumistico, continua ad essere animato da quell’energia collettiva messa in moto dallo spirito del dono. Che anche se per pochi giorni all’anno, fa di quelle isole che noi siamo un solo arcipelago.””


Fontehttp://apocalisselaica.net/centanni-fa-lantropologo-malinowski-scopri-una-societa-aborigena-fondata-sulla-generosita-2/

martedì 26 luglio 2016

In come a causa del cancro: "Sono stata in un'altra dimensione e ora sono guarita"


In coma per il cancro, vive un’esperienza 
di premorte, attraverso la quale comprende 
il perché della sua malattia. 

Uscita dal coma, Anita Moorjani guarisce.


I dottori le avevano dato ad 2 ore di vita, quando era arrivata all’ospedale in coma. Incapace di muoversi, per un cancro che ha devastato il suo corpo per circa 4 anni, Anita è entrata in un’altra dimensione dove ha sperimentato una grande chiarezza, la comprensione della sua vita e lo scopo qui sulla terra.

Le è stata data la possibilità di scegliere, se tornare in vita oppure no e decidere di ritornare in vita quando avesse realizzato che il paradiso è uno “stato” e non un “luogo”. 

Questo ha successivamente portato ad un completo recupero della sua salute.

Le parole di Anita ti ispireranno a trasformare la tua vita, vivendo autenticamente, scoprendo le tue più grandi passioni, trascendendo le tue paure più profonde, per vivere in un luogo di pura gioia. La sua storia cambierà radicalmente le attuali credenze che hai su te stesso, il tuo scopo sulla terra, la tua salute, le tue relazioni e la tua vita!


Autrice del libro “Morendo ho ritrovato me stessa”, Anita racconta di come fosse cosciente di tutto nonostante il coma, di aver incontrato il padre morto anni prima e di aver sentito un senso di unità con il tutto. In quella dimensione capì i motivi per cui era comparsa la malattia, legata ad avvenimenti della sua infanzia. 
La paura ed il bisogno di accettazione avevano segnato il suo passato e condizionato la sua vita.

Ma la sua “avventura” in un’altra dimensione le ha permesso di comprendere tutto questo e di liberarsene, tornando ad una vita, questa volta piena di felicità.

 Le parole di Anita:

"Una cosa che avvertivo mentre ero in questo stato di incredibile espansione, era che mi trovavo in un regno di chiarezza, dove capivo ogni cosa."

Ho capito perché avevo il cancro.
Ho capito che ero molto più grande, tutti noi siamo più grandi e potenti di quanto pensiamo rispetto a quando siamo nei nostri corpi fisici.

Sentivo di essere in connessione con tutti, sentivo che condividevamo tutti la stessa coscienza.

Era come se provassi quello che provavano loro, sentivo la sofferenza che provavano, la rassegnazione dei medici; allo stesso tempo però, non ero coinvolta emotivamente.

Era come se al di fuori dei nostri corpi fisici, tutti noi, fossimo espressione della stessa consapevolezza.

Ecco com’era.

Non volevo tornare in quel corpo malato, ma una volta comprese le cause del cancro, sapevo che se fossi tornata sarei guarita molto rapidamente.

Nel momento in cui ho deciso di tornare, ho sentito la voce di mio padre e del mio migliore amico (entrambi morti anni prima) dirmi: "Ora che sai chi sei veramente, torna indietro e vivi senza paura."

E in quel momento mi sono risvegliata dal coma.
Dopo 5 settimane fui dimessa dall’ospedale e andai a casa, ero completamente libera dal cancro.Da quel punto in avanti ho cambiato la mia visione del mondo.

Ecco come mi sento, come se esistesse molto di più di quanto crediamo o sperimentiamo. La nostra consapevolezza è come una torcia, quando illuminiamo qualcosa con la nostra consapevolezza, diventa realtà, diventa ciò di cui abbiamo esperienza.
Può esserci qualcos’altro sotto il nostro naso, ma se la nostra torcia non lo illumina, non lo noteremo nemmeno, non ne saremo consapevoli.

Ecco le 21 lezioni che Anita Moorjani ha imparato dal cancro e dalle esperienze di pre-morte:


n°1. Attrai ciò di cui hai paura.


n°2. Se sei malato non combattere la malattia. Abbracciala. Ama dove sei ora. Solo quando affronti le sfide della salute con amore con amore puoi superare tutte le paure.

n°3. Più amate voi stessi, più amore avrete da dare alle altre persone.

n°4. Attraverso la malattia il corpo ti sta dando un messaggio. Cerca di comprenderlo e di stare con ciò che ti offre il momento presente.

n°5. Il buonumore, la risata, la gioia sono più importanti di qualunque altra attività spirituale che possiate immaginare.

n°6. La vita è un dono; anche le sfide che ci arrivano sono doni. Molte persone la vivono come se fosse un dovere, ma non dovrebbe essere così.

n°7. Tutto viene da dentro.

n°8. Non far diventare la malattia un’ossessione e non ossessionarti nel ricercare tutte le cure alternative, a volte il troppo sapere è contro-producente.

n°9. Il pensiero positivo può solo aiutare fino ad un certo punto. E’ più essere sempre se stessi ed amare se stessi quello che conta, a prescindere di ciò che si sta passando.

n°10. Smettila di giudicarti. L’unico tuo limite sono i tuoi condizionamenti.



Fontehttp://www.dionidream.com/coma-comprende-malattia-guarisce-anita-moorjani/

lunedì 25 luglio 2016

Francia: Poliziotta eroe esce da Matrix e disobbedisce agli ordini del governo

La poliziotta Sandra Bertin - Foto: Jean-Sébastien Gino-Antomarchi, nicematin.com


di Marcello Foa.

In Francia sta succedendo qualcosa di straordinario. 
Come molti di voi avranno saputo una poliziotta, Sandra Bertin, che la notte dell'attentato era responsabile della videosorveglianza a Nizza, ha denunciato le pressioni subite dal governo per modificare il rapporto su quella tragica notte.

Un donna con la schiena dritta che però ora viene sottoposta a pressioni indicibili. Il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve l'ha denunciata per diffamazione, il governo continua a rilasciate dichiarazioni durissime contro di lei, a cominciare dal premier Manuel Valls.

Roba da far vacillare chiunque. E invece la Bertin non arretra. 
E con lei la polizia e il sindaco di Nizza. Tengono le posizioni, credono alla loro poliziotta, che d'altronde non ha ragioni per mentire. Si ribellano con vero spirito Repubblicano e vero senso dello Stato.

E non sono soli. Su internet è scattata la solidarietà dei cittadini, che hanno aperto una pagina Facebook si sostegno alla Bertin, la trovate qui: https://www.facebook.com/soutienalapoliciere/

Potete appoggiarla anche voi. Io l'ho fatto. 
Questa è la Francia che merita la nostra ammirazione. 
La Francia che difende la libertà, la giustizia e la democrazia.

Mai come ora Vive la France Républicaine!

Fonte: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126267&typeb=0

venerdì 22 luglio 2016

La magistratura ordina la censura dei video di Nizza. Francesi in rivolta contro la censura !




I False Flag hanno le gambe corte?

Dopo le evidenti incongruenze ed anomalie, notate da centinaia di utenti nel web, riguardanti i fatti accaduti durante l'attentato terroristico di Nizza (dal camion che percorre oltre due km in totale libertà, senza essere fermato dalla polizia che da mesi presidia strettamente l'intera Francia a causa dell'allerta terrorismo, al camion di 12 metri di lunghezza che, ha detta dei media di regime, serviva a "porta gelati", all'identikid dell'assassino, sempre diffuso dai media, che in realtà appartiene ad un tunisino totalmente estraneo ai fatti e che si trova nel suo paese e non corrisponde assolutamente al "morto" ucciso dalle forze speciali...) ora è il turno della censura, quella delle immagini riprese dalle centinaia di telecamere di Nizza, che ora la magistratura francese esige dal Comune di Nizza che cancelli la totalità delle immagini riprese dalle tante videocamere durante e dopo l’attentato del 14 luglio.

Ne parla Le Figaro, che non manca di registrare l’assoluto sconcerto degli operatori del centro di videosorveglianza del Comune, sbalorditi da una proposta tanto irrituale. 


Eppure è così
se non vogliono avere guai penali, dovranno eliminare immediatamente tutto ciò che le 140 videocamere piazzate intorno al luogo del delitto hanno visto dalle ore 22:30 del 14 luglio alle ore 18:00 del giorno dopo...




La motivazione ufficiale per la distruzione delle prove è evitare diffusioni incontrollate di immagini che possano ledere la dignità delle vittime o che possano essere usate a fini propagandistici dai terroristi jihadisti.

Ma nel concreto accadrà un’altra cosa: in Francia è in vigore da quasi 20 mesi una legislazione da “Stato d’eccezione“, per cui le copie incomplete delle registrazioni saranno affidate a un sistema opaco, che agisce con totale irresponsabilità in nome di un’emergenza ormai permanente, senza i normali bilanciamenti e controlli dello Stato di Diritto.


I precedenti sono già preoccupanti: 

non abbiamo praticamente immagini della strage del Bataclan del 13 novembre 2015 e quindi non possiamo arrivare a giudicare nulla su cosa sia davvero accaduto allora.


In questo caso cosa si vuole nascondere?


Partiamo dall’ipotesi minima. Può darsi che si vogliano insabbiare delle responsabilità legate a una semplice negligenza, come quella gravissima che ha denunciato un’inchiesta del quotidiano Libération, che sbugiarda le dichiarazioni del primo ministro socialista Manuel Valls e del ministro dell’interno Bernard Cazeneuve. 


I due avevano dichiarato che i controlli erano stati accurati e che c’era un posto di blocco robusto, con veicoli che bloccavano l’accesso al Lungomare degli Inglesi, tanto che il camion in mano all’assassino stragista avrebbe forzato il blocco solo salendo sul marciapiede. Tutto falso, come ha dimostrato il quotidiano Libération quando ha usato le armi più pericolose di un’inchiesta: immagini e testimonianze. 

Lo ha ricordato Marcello Foa: 
Il governo francese ha mentito. Ha cercato, a posteriori, di aggiustare la realtà per coprire le proprie clamorose lacune”.


Ebbene, in questo aggiustamento a posteriori potrebbe rientrare anche la cancellazione delle immagini della strage.

Le motivazioni ufficiali francesi somigliano a quelle usate dagli americani per non far vedere il corpo di Osama Bin Laden dopo che venne rimosso dalla Storia nel 2011. Dissero che nessuno doveva vedere Osama morto per non far strumentalizzare le immagini dai terroristi jihadisti. Come no? Il presunto seppellimento in mare chiuse per sempre la questione. A quanto pare anche nel mare della Costa Azzurra si vuole seppellire tutto, per fidarci solo di chi detiene le chiavi dell’allarme.


E qui l’atteggiamento delle autorità francesi autorizza a non trascurare altre ipotesi, più maligne. Ipotesi che non cercano solo la negligenza, ma vanno a rintracciare eventuali profonde complicità con la mano stragista.

Se io fossi un magistrato abbastanza protetto dall’indipendenza della mia funzione, nell’indagare su un massacro terroristico cercherei di non essere precipitoso, non avrei tutta questa fretta di eliminare fotogrammi che potrebbero mostrarmi eventuali complici del “lupo solitario” in azione, e scoprire magari che i lupi sono tanti, e si accoppiano con i lupi che il mio Stato ha inviato – a centinaia – a destabilizzare mezzo Mediterraneo. Fuor di metafora, in Francia, dove la magistratura non è poi così tanto indipendente, un magistrato aveva messo ugualmente becco nell’oscura vicenda della strage parigina della rivista Charlie Hebdo. La sua inchiesta venne fermata d’imperio dal ministro dell’interno Cazeneuve, là dove emergevano i rapporti tra i terroristi e i servizi segreti francesi: segreto militare, e più non dimandare.

Perfino il presidente turco Erdoğan, mentre difende le sue misure draconiane appena agli esordi in Turchia durante un’intervista ad Al Jazeera, ha buon gioco a citare lo Stato d’emergenza francese come un’anomalia molto più sperimentata.

La domanda rimane: 
cosa si vuol nascondere a Nizza?


 AGGIORNAMENTO: Il quotidiano nizzardo Nice Matin riferisce che il Comune di Nizza intende rifiutarsi di cancellare le immagini. L’avvocato del Comune, Philippe Blanchetier, annuncia che l’amministrazione comunale non solo denuncerà il decreto ingiuntivo che ha ricevuto, ma che si appresta anche a chiedere al procuratore di Nizza di sequestrare queste immagini “al fine di non compromettere eventuali altre procedure che possano emergere al di là delle indagini anti-terrorismo attuali”.


Fontehttp://www.occhidellaguerra.it/distruggere-le-immagini-di-nizza/



LA CITTA' DI NIZZA SI RIBELLA:
Si RIFIUTA DI DISTRUGGERE LE PROVE.

Aggiornamento importante sul post in cui rivelavo che la magistratura francese aveva ordinato la distruzione di tutte le immagini delle telecamere di sicurezza.

Il quotidiano Nice Matin scrive che il Comune di Nizza si rifiuta di cancellare le immagini. L'avvocato del Comune, Philippe Blanchetier, annuncia che il Comune non solo denuncerà il decreto ingiuntivo che ha ricevuto, ma che si appresta anche a chiedere al procuratore di Nizza di sequestrare queste immagini "al fine di non compromettere eventuali altre procedure che possano emergere al di là delle indagini anti-terrorismo attuali".

Una città francese si rivolta contro lo Stato centrale. 
Dice no a un'ingiustizia. Senza precedenti!

Qui l'articolo di Nice Matin: http://goo.gl/SMnPPa

giovedì 21 luglio 2016

L'importanza della prostituzione e la sua utilità sociale




Il termine ‘prostituzione’ deriva dal latino e significa ‘mettere in vendita’, da cui l’uso che se ne è fatto in senso stretto nel corso della storia, e se ne continua a fare, a proposito di donna che offre prestazioni sessuali a scopo di lucro.


La prostituta ha assunto appellativi e connotati più o meno coloriti e pesanti nelle varie realtà locali e nazionali, a conferma che viviamo in una società prettamente maschilista. ‘Meretrice’, ‘sgualdrina’, ‘mignotta’, ‘bagascia’, ‘puttana’ in Italia, e ‘whore’, ‘bitch’, ‘cruiser’ nel mondo anglosassone: tutte parole che se da un lato testimoniano il disprezzo provato verso chi compie tale attività, da un altro si caratterizzano per il fatto che non hanno una versione al maschile, quasi come se, tutto sommato, questa professione fosse lecita se venisse svolta dall’uomo. 


Al più possiamo trovare il termine francese gigolò che però ha più il significato di ‘mantenuto’ e quindi si tende a giustificare il suo comportamento, che è quello di chi subisce.

Sembra che la necessità della prostituzione nasca dal fatto che molti uomini soli, o comunque lontani dalle mogli, non sappiano rimanere continenti e in una comunità convenzionalmente virtuosa non trovino nel loro ambiente donne disponibili.

La prostituta ha il vantaggio non soltanto di essere sempre disponibile nel momento del desiderio, ma anche di essere poi facilmente ignorata, dimenticata, permettendo all’uomo di tornare da sua moglie, alla propria famiglia e di confrontarsi con i suoi imperativi morali e religiosi con una dignità che non ha subito alterazioni.


Lei però, la prostituta, nonostante la sua riconosciuta ‘utilità sociale’ è disprezzata da tutti, vive da sempre emarginata dal resto del mondo. Naturalmente stiamo prendendo in considerazione la prostituta che salta più agli occhi e cioè la passeggiatrice, la lucciola, se vogliamo usare dei termini meno offensivi.

In realtà questo atteggiamento ipocrita, questa ‘doppia morale’ è una costruzione sociale abbastanza recente. 

Infatti la prostituzione non è stata sempre disprezzata nella storia. Ai tempi dell’antica Roma era esercitata addirittura da una sacerdotessa, che si votava ad un Dio e che, concedendosi allo straniero di passaggio, compiva quasi una azione di adorazione. A quei tempi era trattata con rispetto e gli uomini, nell’usare di lei, la onoravano. 


Poi le stesse istituzioni religiose, i Padri della Chiesa, cominciarono a inveire contro un simile sistema che secondo loro dimostrava la lascivia dei culti pagani, trasformatisi in veicoli di satana e così i templi furono chiusi e la prostituta divenne quello che sarebbe diventata per sempre, quello che conosciamo ancora oggi: un’istituzione commerciale gestita per un utile che, nella maggior parte dei casi, non era certo per lei, ma per coloro che la tenevano in schiavitù.

Freud (in Eros e Civiltà) afferma che la storia dell’uomo è la storia della sua repressione, o meglio la storia della repressione della sua libido, il cui sacrificio permette lo sviluppo della civiltà. 


Il principio del piacere si trasforma in principio della realtà, dove la soddisfazione istintuale non viene eliminata, ma differita. Il motivo di tutto ciò è forse anche economico, come sostenevano molti filosofi del ’68, perché la società non ha mezzi sufficienti per mantenere in vita i suoi membri senza che essi lavorino e quindi ha bisogno delle loro energie, che devono essere deviate dalle attività sessuali verso il lavoro... 

Però la libido rimane sempre latente nell’uomo, non lo abbandona mai, e la società non può non soddisfare le esigenze degli individui che la compongono, pena il suo disfacimento.

La riapertura delle case di tolleranza potrebbe essere un’idea per risolvere molti dei problemi legati oggi alla prostituzione: essa permetterebbe alle prostitute di abbandonare le strade e tornare nelle case. 

Amsterdam ad esempio è una città moderna e civile, dove però esistono interi quartieri a luci rosse: sembra che il fenomeno sia così tenuto sotto maggior controllo, anche dal punto di vista igienico. 

E’ un esempio da seguire anche in Italia? 
Sicuramente non fa parte della nostra morale cristiana accettare una soluzione del genere, ma guardando alla cosa con un certo pragmatismo non possiamo non pensare che questa sia una soluzione veramente pratica, che potrebbe inoltre aiutare a sradicare l’intermediazione criminale che ruota intorno alle ‘signore della notte’.

di Lanfranco Bruzzesi
fonte: psicolinea.it



mercoledì 20 luglio 2016

Punito il medico di Milano che cura il cancro con la dieta vegana



L'Inquisizione Medica Moderna
punisce i dottori che non sottostanno 
alla macchina del business



Un neurologo che propone ai suoi pazienti malati di cancro di eliminare carboidrati e nutrirsi di frutta e verdura per affrontare la malattia può essere sospeso dallo stesso Ordine dei Medici che accetta le premesse e i risultati di questa terapia ausiliaria?

E’ quanto realmente successo. 
Il dottor Paolo Rege-Gianas, già neurologo dirigente presso la ASL Milano 1, ha utilizzato un fatto scientifico pacificamente accettato dalla comunità scientifica nazionale e internazionale (e confermato dall’Ordine dei Medici cui appartiene), cioè che le cellule neoplastiche si nutrono di glucosio, per aiutare i suoi pazienti affetti da cancro a superarlo e, studiando le proprietà dei vari alimenti, è pervenuto ad elaborare un modello alimentare per quanto possibile privo di glucosio o suoi precursori. 



Questo modello prevede l’uso esclusivo 
di frutta e verdura fresche, crude, 
mediante l’utilizzo di estrattori di succhi vivi.


Basandosi su queste evidenze scientifiche, ha consigliato ai suoi pazienti affetti da varie manifestazioni di cancro, di supportare eventuali terapie seguendo questo tipo di alimentazione, vegetale e povera di glucosio.

Nessun farmaco, nessun trattamento, nessun ricovero, nessuna sostanza sinteticae sicuramente ben poco guadagno, visto che il dottore, oltre a valutare il quadro clinico individuale, si limita a consigliare gratuitamente un regime alimentare.

Il dottor Rege-Gianas, si è, inoltre, ispirato a casi clinici notevoli da lui registrati e divulgati, tra i quali: una signora di 86 anni, affetta da glioblastoma, divenuta emiparetica ed afasica a causa della pressione della massa tumorale nel giro di 2 mesi e mezzo ha recuperato le funzioni lese e la massa tumorale si è grandemente ridotta; una giovane signora affetta da metastasi cerebrale di melanoma è completamente guarita; una signora affetta da glioblastoma, in coma, nel giro di 3 mesi era in piedi e parlava; un signore affetto da carcinoma polmonare con metastasi diffuse è guarito.

“Il regime alimentare consigliato dal dottor Rege-Gianas non sostituisce né interferisce con alcuna delle terapie ufficiali(chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale, etc).


Eppure, nonostante quanto sopra, in data 4/7/15 l’Ordine dei Medici ha condannato il dottore a 6 mesi di sospensione dall’esercizio della professione, per aver definito cura le sue osservazioni, mentre è caduto del tutto inosservata la sua preghiera di avviare un protocollo di sperimentazione, per verificare con tutti i crismi e il rigore del caso la validità delle sue osservazioni” fa notare Carlo Prisco, avvocato del dottore, attivista vegano, autore de Il diritto al vegetarismo e Il dovere del vegetarismo, dottore di ricerca in Filosofia del Diritto e assistente alla facoltà di Giurisprudenza della Statale, divulgatore in materie di diritto, etica, animalismo, vegetarismo ed ecologia.



“Desta incommensurabile stupore e amarezza – 
continua l’avvocato – che, a fronte di presupposti scientifici condivisi da tutta la comunità scientifica, e di osservazioni 
più che promettenti, anziché premiare l’operato di un medico 
che si adopera con inventiva e dedizione nel trattamento 
di uno dei mali peggiori dei nostri tempi e senza alcun 
effetto collaterale, questi venga svilito e punito, 
mentre i suoi appelli alla validazione ufficiale cadono nel vuoto.


Ora, il dottor Paolo Rege-Gianas proporrà, tramite il suo avvocato Carlo Prisco, appello alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, e, occorrendo, arriverà fino in Cassazione, per affermare il principio che porta avanti, affrontando una vera e propria battaglia con coloro i quali dovrebbero essere suoi alleati.


Questa è solo una storia, una tra le tantissime storie che alcuni grandi scienziati italiani, veri luminari dalla lunghissima e immacolata carriera, sono costretti ad affrontare quasi ogni giorno. E’ una lotta, quella del diritto alla sperimentazione, che termina quasi sempre con l’obbligo di ignorare le proprie intuizioni in favore di un ingannevole quieto vivere dettato dagli Ordini e dalle Leggi.

Intanto nel Salento è allerta tumore: secondo i dati diffusi da Asl e Arpa relativi agli ultimi 5 anni, l’incidenza nel leccese sarebbe ancora più grave che nel brindisino e nel tarantino e gli scienziati accusano l’inquinamento.

Osservando le statistiche, emerge dal report “Ambiente e Salute in provincia di Lecce” (presentato lunedì 15 febbraio al museo Sigismondo Castromediano di Lecce) che il 26,5% dei salentini rischia di ammalarsi di tumore. Elevata per gli uomini la possibilità di avere un tumore ai polmoni, alla vescica e alla prostata, e per le donne di averlo allo stomaco, all’utero, al colon-retto e di contrarre una leucemia.

Ma a cosa sono dovute queste preoccupanti incidenze? 
Allo stile di vita, alimentazione compresa, e all’inquinamento. Il report è stato strutturato in sette sezioni tematiche (acque, suolo, aria, epidemiologia, agenti fisici, stili di vita e alimentazione, sistema ambientale), suggerite dalle preoccupazioni dei medici. 

Le acque risultano qualitativamente eccellenti, invece le caratteristiche territoriali sembrerebbero favorire il rischio di infiltrazione nella falda superficiale e in quella profonda, per la loro permeabilità, di sostanze inquinanti provenienti da diverse fonti, tra cui pesticidi ed altri prodotti utilizzati in agricoltura

Si evince, dunque, che le cause del diffuso male che colpisce un salentino su 4 siano principalmente legale all’inquinamento delle arie e del terreno e agli stili di vita e di alimentazione.

Ognuno ha la capacità di informarsi e tutti hanno il dovere di farlo, perché praticare un corretto stile di vita nel nome della salute è l’unica strada che porta alla prevenzione, concetto che deve cessare di appartenere esclusivamente al mondo della ricerca scientifica ed entrare nella quotidianità di ogni cittadino leccese.

Fontehttps://contiandrea.com/2016/06/24/confessione-shock-di-un-medico-cancro-consigliare-alimentazione-vegetale-si-rischia-la-professione/

martedì 19 luglio 2016

L'Islanda dice NO all'autostrada in difesa del popolo degli Elfi



L’Islanda è un luogo magico dove la popolazione è molto legata alle tradizioni che vedono protagonisti gli elfi e alla protezione dei luoghi naturali che fanno parte delle antiche leggende.

Ecco allora la decisione di annullare la costruzione di una superstrada per non deturpare un paesaggio molto affascinante, considerato quasi magico. I piani per costruire una nuova strada e un ponte in Islanda di recente sono saltati e poi sono stati modificati e attuati diversamente perché gli attivisti desiderosi di proteggere i luoghi tradizionali del folklore e le bellezze della natura si sono opposti alla novità.


Petur Matthiasson, del dipartimento stradale di Reykjavik ha accettato di dare ascolto alla volontà della popolazione, come riporta la BBC:


“Non è certo cosa da tutti i giorni decidere di deviare una strada a causa degli elfi. E’ solo in questo caso che siamo stati informati della presenza di folletti proprio nel tracciato in cui avremmo voluto costruire la nuova strada. Dobbiamo rispettare il fatto che gli abitanti del luogo credano negli elfi e nei folletti” – ha spiegato.

I lavori per costruire la superstrada di collegamento tra la penisola di Alftanes e Gardabaer, sobborgo di Reykjavik, sono stati fermati due anni fa proprio perché la popolazione voleva proteggere un luogo dove secondo le leggende vivevano gli elfi e nello stesso tempo salvaguardare un’area naturale incontaminata.


La questione è stata risolta deviando il percorso in modo da proteggere il ‘santuario’ degli elfi e una roccia considerata sacra è stata ricollocata. Pare che almeno la metà della popolazione islandese tenga fortemente alle tradizioni e alla presenza di elfi e folletti in luoghi naturali. Si chiamano Huldufolk, il ‘popolo nascosto’.

Si tratta di un piccolo popolo tendenzialmente buono che però potrebbe fare sentire la propria disapprovazione se il loro ambiente naturale fosse eccessivamente disturbato dall’uomo, almeno secondo le tradizioni islandesi.



Il paesaggio islandese nelle zone popolate dagli elfi pare non sia esattamente bucolico ma è davvero molto affascinante, tra rocce, prati verdi, formazioni laviche e geyser naturali. Secondo gli esperti di folklore, è impossibile vivere in un luogo del genere, in un paesaggio così straordinario, senza credere che sia dominato da una forza superiore.

Pensiamo che almeno in parte la questione degli elfi abbia rappresentato un pretesto per cercare di proteggere un luogo naturale straordinario dalla costruzione di una superstrada e dalla cementificazione. I lavori necessari a facilitare gli spostamenti sono stati comunque realizzati ma tenendo conto di un maggior rispetto per le tradizioni e per un paesaggio a dir poco meraviglioso.

Marta Albè

Fontehttp://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/20723-islanda-ponte-folletti

lunedì 18 luglio 2016

La guerra al terrorismo? Una menzogna per giustificare il microchip




La guerra al terrorismo? 
Una menzogna per giustificare il microchip 


Articolo a cura di altrainformazione.it:

Aaron Russo, fu un regista ed ex politico
Ebbe una breve amicizia con Nicholas Rockefeller della dinastia bancaria e finanziaria dei Rockefeller. 

Dopo avere mantenuto una stretta amicizia con Nicholas Rockefeller, Aaron ha in effetti interrotto l’amicizia, atterrito, scioccato da quello che ha imparato sui Rockefeller e delle loro ambizioni.

In una intervista, Aaron rivela
“Ho ricevuto un giorno una chiamata da un procuratore donna che conoscevo, e lei mi disse: "Ti piacerebbe incontrare uno dei Rockefeller? "

E io dissi: "Certo che mi piacerebbe… "



E allora diventammo amici e iniziò a rivelarmi un sacco di cose, così una sera mi disse: "Ci sarà un evento, Aaron… e dopo quell’evento (Ora sappiamo essere l'11 settembre e le Torri gemelle) andremo in Afghanistan, così potremo far partire gasdotti dal Mar Caspio… Andremo in Iraq per prendere il petrolio e per stabilire una base nel Medio Oriente e andremo in Venezuela per liberarci di Chavez. "(Lo stesso presidente Chavez ora deceduto, sostenne che fu la CIA ad indurre il cancro a lui e ad altri presidenti venezuelani...)

E mi disse: "Vedrai degli uomini entrare in caverne alla ricerca… …alla ricerca di persone che non troveranno mai." Rideva del fatto che abbiamo questa “Guerra al  Terrore”… 


e non c’è alcun nemico reale...

Parlava di come avendo questa “Guerra al Terrore” non la si potrà mai vincere, perché è una guerra senza fine

Così puoi sempre continuare a togliere, a sottrarre libertà alle persone, mi disse.  E io dissi: "Come farete a convincere la gente che questa guerra è reale?"



E lui rispose: " Grazie ai mezzi di comunicazione… Attraverso i media, i media possono convincere chiunque che la guerra è reale. 

Si continua a parlare di qualcosa e continui a dirlo ancora, ancora e ancora una volta… e la gente inizierà veramente a crederci "

"Sapete…" continua Aaron nell’intervista  "

Hanno creato la federal reserve nel 1913 utilizzando menzogne


Hanno creato l’11 Settembre, che è un’altra menzogna.


Attraverso l’11 Settembre, si sta combattendo una Guerra al Terrore, e all’improvviso si va in Iraq, che è un’altra menzogna, e adesso andranno in Iran

E’ tutto un susseguirsi di cose che conducono l’una all’altra.



E io gli dissi: "Ma per quale motivo state facendo questo? 
Quale è lo scopo di tutto questo? Avete tutto il denaro del mondo che potreste mai desiderare, avete tutto il potere… state colpendo la gente… non è una cosa buona.


E lui mi disse: "Perché ti preoccupi della gente? Prenditi cura di te stesso e della tua famiglia"


E io dissi: " Quindi quale è l’obiettivo finale?


E lui disse: " Lo scopo finale è quello di impiantare un chip RFID a chiunque..  

Trasferire tutto il denaro in questi chip… tenere tutto in questi chip… e se qualcuno protestasse non rispettasse ciò che noi vogliamo, …basterebbe  spegnere semplicemente il suo chip. "




Aaron Russo è deceduto il 24 agosto 2007, 
sei mesi dopo questa intervista, 
"ufficialmente" per cancro 
(come quello del presidente Chavez?...)


Fu autore anche di un lungometraggio :”America:dalla libertà al fascismo”, diffuso su YouTube in versione autorizzata dal regista per la libera visione.



Quanto detto da Aaron Russo sul microchip si sta rapidamente avverando:


Già nel  2005, il Congresso americano sulla base di rivendicazioni di controllo dell’emigrazione nella cosiddetta guerra al terrorismo… ha fatto passare la “Legge sulla Vera Identità entrato in vigore nel Maggio 2008, con la quale gli americani furono obbligati a portare una carta identificativa federale che contiene un codice a barre di cui si può fare una scansione e che contiene informazioni personali. 



Tuttavia, questo codice a barre è solo un passo intermedio, prima che la carta sia equipaggiata con un modulo di rintracciamento VeriChip RFID, che utilizzerà frequenze radio per registrare tutti i tuoi movimenti sul pianeta.

Da notare che un modulo chip di rintracciamento RFID è già presente in tutti i nuovi passaporti Americani. E il passo finale è il chip sottocutaneo, che molte persone sono state, con l’inganno, convinte ad accettare sulla base di differenti pretesti. O addirittura, con esso, si può ricevere degli sconti nel momento in cui si fanno degli acquisti. 



In conclusione, tutti saranno intrappolati in una rete di sorveglianza, dove ogni vostra singola azione è documentata… e se uscite dalle righe… possono spegnere il vostro chip: quando questo accadrà. ogni singolo aspetto della società ruoterà attorno alle interazioni con questi chip. 

Un’unica economia mondiale centralizzata dove i movimenti e le transazioni di ciascuno saranno registrate e monitorate. Sottraendo tutti i diritti.

L’aspetto più incredibile di tutti: questi elementi totalitari non saranno imposti con la forza alla gente, ma sarà la gente stessa a domandarli, la manipolazione sociale indotta dalla generazione della paura e della divisione, ha completamente distaccato le persone dalla loro idea di potere e realtà. 


Un processo che è andato avanti per secoli, se non millenni… la religione, il patriottismo, la razza, il benessere, la classe e ogni altra forma di identificazione separatista e arbitraria; tutto questo è servito a creare una popolazione controllata, del tutto malleabile nelle mani di poche persone. 

“Dividi e conquista” è il motto, e sino a quando le persone continueranno a vedersi come separate da tutto ciò che sta loro attorno sarà semplice ridurli ad una completa schiavitù

Gli uomini dietro le quinte lo sanno. E sanno anche che, quando le persone riusciranno a comprendere la verità circa il loro potere individuale l’intero macabro processo che hanno costruito, dietro il quale loro prosperano, crollerà come un castello di carte

Aggiornamento: La notizia è riportata dal sito pianetamamma.it che illustra quanto sta accadendo in USA: molti negozi chiedono ai clienti di farsi impiantare microchip per ottenere degli sconti sulla merce. E in tanti accettano, per risparmiare qualche moneta. Fonte: L’ennesima follia USA: microchip sottocutanei per avere sconti nei negozi


Apocalisse 13:16-17


"Inoltre faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, 
ricchi e poveri, liberi e servi, 
fosse posto un marchio sulla loro mano destra o sulla loro fronte, 
e che nessuno potesse comperare o vendere, 
se non chi aveva il marchio o il nome della bestia 
o il numero del suo nome."


Fonte: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/03/21/quando-le-follie-dei-cospirazionisti-si-avverano-il-microchip-rfid-diventa-realt/

domenica 17 luglio 2016

Le Menzogne vengono a galla ! “NON C’ENTRO, MI TROVO IN TUNISIA”




Strage Nizza: “Non c’entro, mi trovo in Tunisia”
Il video pubblicato dal “killer”.

Su YouTube un uomo si presenta come Mohamed Lahouaiej Bouhlel

Un video pubblicato tramite YouTube pone un inquietante interrogativo sull’identità dell’autore della strage di Nizza, identificato come Mohamed Lahouaiej Bouhlel, tunisino di 31 anni, originario di Msakna, un paesino nei pressi di Sousse.


Nel video, della durata di 40 secondi, visionato da askanews, un uomo che sembra davvero corrispondere nei tratti del volto a Bouhel, spiega di avere appreso la notizia dell’attentato e di essere assolutamente estraneo ai fatti di Nizza.

Guardate l’assurda somiglianza:

“Ho visto la mia fotografia su Facebook, 
indicata come quella dell’autore della strage di Nizza. 

Voglio dirvi che io mi trovo a Msakna, a Sud di Sousse, 
e non so assolutamente nulla di questa vicenda. 
Vi prego per favore di fare accertamenti 
prima di mettere nei guai la gente”

dice l’uomo. 

Nel video vengono poi mostrate immagini riprese dell’automobile su cui sta viaggiando, per provare che si tratti davvero del piccolo centro in Tunisia. Un uomo che si presentava come Mohamed Lahouaiej Bouhel aveva tra l’altro riferito a fine 2013 di avere smarrito carta d’identità e patente. Il suo appello a riportagli i documenti è ancora rintracciabile sul web!

VIDEO:



Ma allora CHI allora ha catturato e ucciso la polizia francese?

Perché i principali media di regime hanno diffuso la foto e l'identikid di un uomo totalmente estraneo ai fatti, ma soprattutto innocente?

Ci stanno mentendo, ma perché?

Fonte: http://www.iozummo.com/strage-nizza-non-centro-mi-trovo-in-tunisia-il-video-pubblicato-dal-killer/




sabato 16 luglio 2016

Strage di Nizza: Qualcosa non torna...



Di Thomas D'Angelo


Conosco la zona dove è avvenuto l'attentato, c'era divieto di transito camion dal pomeriggio, se lasci una moto parcheggiata dove non puoi dopo ci sono le telecamere ovunque e dopo 5 minuti ti spaccano il culo. 

Tra l'altro ieri c'era un evento nazionale ed era pieno di polizia, inoltre ci sono mille altre stranezze come la foto del camion dove dei militari addestrati avrebbero sparato ovunque tranne che nella zona del guidatore... Immancabili i documenti sul cruscotto ed istantanea la notifica di facebook per informare i conoscenti che si stava bene. 


Specifico anche che questi mangiakebab allah akbar urlanti sono a malapena in grado di pisciare per strada e tirare due coltellate quando finiscono la birra, ma di certo non hanno le "doti" per organizzare attentati terroristici di questo livello eludendo servizi segreti e militari nazionali, c'è PALESEMENTE puzza dell'ennesimo false flag. 
I morti però purtroppo sono veri.

Nelle due foto (in alto) le differenze tra foto reale (a sinistra) e ricostruzione in 3d (a destra)


Tratto dal profilohttps://www.facebook.com/roq83



Testo di Fabrizio Lupi:



"Stamattina mi son fermato in doppia fila in una via di Nizza per entrare da un cliente. 

Dopo 2 minuti, 
grazie alla videosorveglianza 
evidentemente efficace, 
c'era la Polizia Municipale.


Chi conosce la città, sa che trovare un posteggio libero in superficie è praticamente impossibile per un auto..... figuriamoci lasciare in sosta qualche ora un camion da 10 mt (entrare sulla promenade era impossibile dopo le 15 di ieri perché chiusa al traffico).

Mi domando come sia stato possibile mettere in moto quel mezzo ed entrare in passeggiata, il tutto nella zona della città più massicciamente videosorvegliata, quando se ti fermi in malo modo arrivano dopo breve tempo.....il pesce non sempre puzza dalla testa, a volte puzza tutto....

Fonte: Facebook




venerdì 15 luglio 2016

Perché non parlare anche dei "terroristi" che stanno avvelenando gli Indigeni del Perù?





Perché non parlare anche dei "terroristi" che stanno avvelenando gli Indigeni del Perù?

Il Governo del Perù a dichiarato lo stato di emergenza in 11 distretti dell’Amazzonia a causa della contaminazione provocata dal mercurio proveniente dalle miniere d’oro illegali. Purtroppo, tra le popolazioni indigene sono sempre più diffusi i casi di avvelenamento da mercurio.


Il Paese sudamericano ospita il 13% della foresta amazzonica ed è diventato il sesto produttore d’oro più importante del mondo grazie alle attività della società mineraria Covert. Purtroppo, però, l'estrazione dell’oro sta avendo un costo molto grave per l’ambiente e per la salute umana. Qui  le multinazionali minerarie stanno sfruttando le popolazioni indigene e le stanno avvelenando, in più stanno inquinando l’ambiente, secondo Payal Sampat, direttore di Earthworks Action.


La produzione di oro illegale è aumentata di cinque volte dal 2012 e dà lavoro almeno a 100 mila persone, il 40% delle quali proviene dalla regione di Madre de Dios, nel Sud del Paese. L’Università di Stanford ha condotto degli studi che hanno rilevato alti livelli di mercurio negli abitanti, nei pesci e nei corsi d’acqua del Perù. 

Migliaia di persone sono coinvolte nell’estrazione illegale dell’oro.



 Utilizzano il mercurio per estrarre 
l’oro dai fiumi e in questo modo avvelenano 
se stesse e l’ambiente.


Pare che circa il 15% dell’oro venga ricavato illegalmente, e nessuno prende misure per difendere l’ambiente e la salute delle popolazioni indigene, che si ritrovano quindi a lavorare nelle miniere senza nessuna tutela.


Nei fiumi del Perù si riversano 40 tonnellate di mercurio ogni anno distruggendo più di 100 mila ettari di foresta pluviale nella regione di Madre de Dios. Il mercurio è dannoso per il sistema nervoso, digestivo e immunitario, oltre che per polmoni, reni, pelle e occhi. Circa il 41% della popolazione di Madre de Dios è esposta all’inquinamento da mercurio, per un totale di almeno 50 mila persone, secondo il Governo peruviano.

Ecco allora la decisione di dichiarare lo stato di emergenza. Secondo Survival International, fino all’80% dei membri della tribù Nahua che vivono in questa zona sono stati avvelenati dal mercurio e sono stati colpiti da problemi respiratori acuti.

Finalmente le autorità hanno deciso di intervenire, sia inviando unità mediche per aiutare la popolazione, che cercando di sopprimere le miniere illegali.

E noi cosa possiamo fare?

Vista la situazione, dobbiamo imparare ad essere più consapevoli dei costi umani e ambientali dell’oro e cercare di individuare chi evita lo sfruttamento illegale delle popolazioni indigene e dell’ambiente.

Firmiamo qui la petizione di Survival International per dire stop all’estrazione illegale dell’oro in Perù.

Marta Albè


Fontehttp://www.greenme.it/informarsi/ambiente/20418-mercurio-oro-peru