mercoledì 10 agosto 2016

"Io me la ricordo così la felicità..."




 Di Giorgio Borra Lantelme:


"Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare quel giorno di agosto, tutti. Con le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi piene di valigie e le autostrade senza bollini neri. 

  Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. 

La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini. 


Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto. Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolate, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco. 

Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa, andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi. 



Abbiamo voluto di più 

ma abbiamo ottenuto di meno. 




Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password........"

2 commenti:

  1. michele karen sandonà13 agosto 2016 00:02

    La felicità la attendevi a lungo, con una foto da sviluppare, una telefonata presso il telefono pubblico, una busta da spedire e una da ricevere. Ma alla fine la facevi anche durare a lungo la felicità, come quella canzone dei pooh, quella poesia di Prevert, e quell'altra canzone di Baglione. Come il Natale, la Pasquetta, la frutta di stagione. Era tutto più assaporabile, più dilatato, più lento, ma non è la lentezza che ha infinite variazioni?

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  2. Io me la ricordo, la felicità, come qualcosa che avevo davanti. Semplicemente una speranza che viveva nell'entusiasmo mai adombrato dal dubbio che potessi non farcela. Non sapevo nemmeno io esattamente di quale o quali speranze si trattasse. Tutte forse, ma non le inquadravo, non me le prefiguravo, non era importante: esistevano, era la gioia di averle. Tante speranze, nessuna negata, tutto un futuro.

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