venerdì 31 luglio 2015

Malato terminale guarisce grazie alla Cannabis, la pianta proibita


David Hibbitt è un ragazzo inglese cui è stato diagnosticato nel 2012 un cancro al colon in fase 3. Dopo essere stato sottoposto a chemioterapia, radioterapia e un intervento chirurgico, i medici gli dissero che non ci sarebbe stato più niente da fare...al massimo avrebbe vissuto per altri 18 mesi.


 David non si è dato per vinto e ha cominciato a informarsi e studiare sulle possibili “strade alternative”. 
La cura che sembrava più adatta al suo caso era quella a base di olio di cannabis, così ha deciso di provarla.

“Sentivo che la chemio mi stava uccidendo, ormai non avevo più niente da perdere. L’idea di morire senza aver lottato mi faceva impazzire. Si trattava della mia vita, non potevo fermarmi ai dogmi della medicina ufficiale.” racconta David in un’intervista.

Le spese da sostenere per la cura non superavano le 50 sterline al mese, decisamente più basse rispetto a quelle necessarie per la chemioterapia (decine di migliaia di sterline pagate dal sistema sanitario pubblico e quindi dalle tasse dei cittadini).

Dopo neanche un anno il tumore era scomparso, 
le ultime analisi parlavano chiaro! 
David attribuisce la sua guarigione miracolosa 
all’olio di cannabis:

“Questa cura si è dimostrata infinitamente più efficace e meno devastante della chemioterapia. I dolori sono scomparsi del tutto e la qualità della mia vita è ritornata com’era un tempo. Voglio che questa mia testimonianza sia d’esempio a tutte quelle persone che non sanno come agire di fronte a questi problemi”.



David è soltanto uno dei tantissimi casi di persone che hanno deciso di curare il tumore con la cannabis. Come il padre di un bambino di 8 mesi con un tumore al cervello considerato inoperabile (anche in questo caso la cura con l’olio di cannabis si è dimostrata miracolosa).

Il documentario “Weed” (Erbaccia) prodotto dalla CNN mostra numerosi pazienti che fanno uso di marijuana a scopo terapeutico con risultati sorprendenti.

Ronnie Smith sostiene di aver curato più di 300 persone dal cancro (compreso se stesso) utilizzando l’olio di cannabis (marijuana).  Il sig. Smith in California autoproduce il suo olio facendo crescere le piante nei suoi terreni, questo è possibile perché ha la licenza d’uso di marijuana a scopo medico.


Rick Simpson è un’altra persona che ha curato il cancro con la marijuana. Lui spiega che le grandi aziende farmaceutiche hanno interesse che le straordinarie proprietà curative della marijuana non siano divulgate, perché troppo economica rispetto alle costosissime cure tradizionali da cui traggono enormi profitti.

mercoledì 29 luglio 2015

Gaetano Bresci, colui che uccise il re che fece sparare sul popolo italiano


Gaetano Bresci nacque il 10 novembre 1869 a Coiano, frazione di Prato, in una famiglia piccoli contadini. Nel 1896 emigrò negli U.S.A a causa delle sue idee anarchiche che lo avevano messo nei guai con il potere.

E' negli U.S.A che riceve la terribile notizia dei gravi fatti che stavano avvenendo nella sua amata Italia, precisamente a Milano.
Correva l'anno 1898 quando i cannoni del generale Bava-Beccaris, su ordine del re Umberto primo, spararono sulla folla popolare, causando la morte violenta di 80 persone e ferendone 450...

Gaetano Bresci, spinto da un forte sentimento di vendetta, decise di rientrare in Italia per uccidere re Umberto.

La sera di un afoso 29 luglio del 1900, Gaetano Bresci si recò a Monza e uccise re Umberto primo di Savoia con 3 colpi di pistola, mentre questo stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese, l'assassinio avvenne sotto gli occhi di una grande folla che stava salutando il monarca.

La polizia catturò la stessa sera Bresci che non oppose la minima resistenza, appena un mese dopo era già pronto il processo che affrontò senza pentimento alcuno.



Il testo del suo interrogatorio

Presidente: «L’imputato ha qualcosa da aggiungere alla sua deposizione testé letta?» 

Bresci: «Il fatto l’ho compiuto da me, senza complici. Il pensiero mi venne vedendo tante miserie e tanti perseguitati. Bisogna andare all’estero per vedere come sono considerati gli italiani! Ci hanno soprannominati “maiali“... » 

Presidente: «Non divaghi...» Bresci: «Se non mi fa parlare mi siedo.» Presidente: «Resti nel tema.» 

Bresci: «Ebbene, dirò che la condanna mi lascia indifferente, che non mi interessa punto e che sono certo di non essermi sbagliato a fare ciò che ho fatto. Non intendo neppure presentare ricorso. Io mi appello soltanto alla prossima rivoluzione proletaria.» 

Presidente: «Ammettete di avere ucciso il re?» 

Bresci: «Non ammazzai Umberto; ammazzai il Re, ammazzai un principio! E non dite delitto ma fatto!» 

Presidente: «Perché lo avete fatto?» 

Bresci: «Dopo lo stato d’assedio di Sicilia e Milano illegalmente stabiliti con decreto reale io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime.» 

Quando il Presidente gli chiese perché aveva compiuto quel gesto, Bresci rispose: «I fatti di Milano, dove si adoperò il cannone, mi fecero piangere e pensai alla vendetta. Pensai al re perché oltre a firmare i decreti premiava gli scellerati che avevano compiuto le stragi.» 

Ascoltati i testimoni, i giurati si ritirarono per decidere e dopo pochi minuti il capo giuria ragionier Carione lesse il verdetto che dichiarava l’imputato colpevole e lo condannava ai lavori forzati.

Scontò la pena nel penitenziario di S. Stefano, presso Ventotene (Isole Ponziane) e per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili. 

Morì il 22 maggio 1901 "suicidato" dallo Stato e probabilmente venne ucciso anche prima di questa data ufficiale. 

Le autorità divulgarono la notizia del suo suicidio: impiccato per mezzo di un lenzuolo o un asciugamani. 

Alcune coincidenze: un carcerato di Santo Stefano condannato all'ergastolo ottenne la grazia, il direttore raddoppiò il suo stipendio. Vi è incertezza anche sul luogo della sua sepoltura: secondo alcune fonti, fu seppellito assieme ai suoi effetti personali nel cimitero di S. Stefano; secondo altre, il suo corpo venne gettato in mare. Le sole cose rimaste di lui sono il suo cappello da ergastolano (andato distrutto durante una rivolta di carcerati nel dopoguerra) e la rivoltella con cui compì il regicidio.

martedì 28 luglio 2015

Garibaldi il criminale al soldo degli inglesi

FALSI EROI MA VERI CRIMINALI

Tutti sanno che esistono parecchie vie dedicate a Garibaldi, e anche diverse vie che portano il nome di Nino Bixio. Chi erano questi ultimi? Se hanno dedicato loro piazze o vie si intende che possano essere eroi, o perlomeno persone degne di onore.


 Tuttavia, chi fa ricerca storica si accorge che molti personaggi onorati o spacciati per eroi nell’attuale sistema, in realtà erano criminali incalliti o persone pronte a calpestare qualsiasi senso morale pur di avere fama e successo.

A scuola ci hanno raccontato una Storia d’Italia assai mistificata, in cui alcuni personaggi che in realtà erano criminali o mercenari di bassa lega appaiono come eroi di primario splendore. 
Questo risulta logico se si pensa che la stessa Unità d'Italia fu un evento pilotato da chi deteneva il potere imperiale. 
Dire la verità significa far comprendere il vero sistema di potere


GARIBALDI, UN PATRIOTA...
AL SOLDO DEGLI INGLESI !!


Garibaldi, spacciato per "eroe dei due mondi", in realtà era un criminale al soldo degli inglesi, per i quali aveva praticato il traffico di schiavi e il saccheggio mediante la "guerra di corsa". Nell'America del sud era stato arrestato e condannato per aver rubato cavalli. Gli stessi Savoia si lamentavano del suo comportamento a dir poco disonesto.

Fra i Mille c'erano diversi delinquenti comuni. Garibaldi stesso aveva scritto: "Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini e criminali di ogni sorta"

L'impresa dei Mille non fu altro che un modo per soggiogare la popolazione al nuovo potere, e infatti, dopo l’unificazione d’Italia le repressioni saranno ferocissime e riguarderanno molte regioni d’Italia, specie quelle meridionali e il Veneto. Ovviamente, dopo l’impresa militare, nel 1864, Garibaldi sarà accolto a braccia aperte dalla regina d'Inghilterra e dal ministro Henry John Palmerston. Ufficialmente, in quell'incontro Garibaldi ringraziò le autorità inglesi per l'appoggio dato alla spedizione dei Mille, ma non raccontò che da molti anni era al soldo di Londra per commettere nel Sud America ogni sorta di crimine !!!!


685.000 persone uccise nel Meridione, 
500.000 arrestate, molti delle quali deportate nei lager sabaudi a Finestrelle, località a 2000 metri in Piemonte, dove i prigionieri venivano sciolti nella calce viva; 62 paesi distrutti e incendiati. Tutti gli ordini religiosi soppressi da una legge dello Stato. Persecuzioni ai cristiani.


Questo è stato il Risorgimento italiano.


E' bene finalmente sapere che il Risorgimento è stata un'invenzione a tavolino della massoneria internazionale..

Lo sapevate che Garibaldi si lasciò crescere i capelli perchè in Sud America violentò una ragazza che gli mozzò un orecchio con un morso?

Il tricolore era il simbolo della massoneria emiliana?

Tra i primi lager della storia ci sono quelli italiani?

Altre cose interessanti potete leggerle nel libro: "VERGOGNA! - Questa è la vera storia d'Italia" di Giancarlo Padula


PRIMA DELL'ARRIVO DEI CRIMINALI 
AL SOLDO DEL POTERE


E poi che dire dell'arretrato sud Italia? Quanti di voi sanno che le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839) ?? Mentre al sud si costruivano treni e ferrovie, al nord si girava ancora con la carrozza!! (Questo per sfatare il mito del sud nullafacente..)

Le navi Mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari di tutto il mondo e la sua modernissima flotta, costruita interamente nei cantieri navali meridionali, era seconda solo a quella Inglese.

Nel Regno delle Due Sicilie la disoccupazione era praticamente inesistente e così l’emigrazione (per tornare a questa situazione bisognerà attendere gli anni trenta del ‘900).

La Sicilia, la Campania ed il basso Lazio erano ricchissimi di reperti archeologici etruschi, greci e romani che affiancati da musei e biblioteche diedero un impulso alla costruzione di alberghi e pensioni per accogliere i numerosissimi visitatori. Sorsero così le prime agenzie turistiche italiane.

La sanità non era da meno con oltre 9mila medici usciti dalle Università meridionali che operavano in ospedali e ospizi sparsi in tutto il territorio. Il Regno delle Due Sicilie poteva vantare la più bassa mortalità infantile d’Italia.


Le strade erano sicure e la mafia, 
che soprattutto oggi affligge il Sud e non solo, 
non esisteva neppure come parola.


Nella conferenza internazionale di Parigi nel 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo Inghilterra e Francia, per lo sviluppo industriale !!! Alla faccia quindi del sud Italia arretrato!!

Dopo arrivarono i 1000 guidati da criminal Garibaldi,dopo arrivarono i libri di storia che ancor oggi a scuola nel 2014, continuano la loro assurda e vergognosa campagna di DISINFORMAZIONE.


Ora che hai letto queste righe, dovrei avere le idee più chiare su come è stata fondata la tua amata "patria"...

Fonte: Scienza di Confine

lunedì 27 luglio 2015

La moto che percorre 500 km con un solo litro d'acqua



L'inventore Ricardo Azevedo 
porta avanti il sogno di Stanley Meyer!


Brasile: Un inventore di nome Ricardo Azevedo è riuscito a replicare l'invenzione di Stanley Meyer, genio statunitense, inventore di un motore ad acqua in grado di percorrere ben 184 km con un solo litro d'acqua piovana.

Correvano gli anni 90 e Stanley Meyer, stava già per essere considerato il secondo genio più bravo al mondo, ad un solo scalino dal celebre Nikola Tesla. La sua invenzione in America fa subito scalpore, Stanley Meyer gira un video: https://www.youtube.com/watch?v=fJ3juM6vHwg la sua invenzione funziona alla grande, ma non piace alle compagnie petrolifere, che prima gli offrono un milione di dollari per tenere il becco chiuso sulle sue scoperte, poi, al rifiuto di quest'ultimo di cedere alla corruzione, perché convinto che il suo motore ad acqua sia un prezioso dono per l'umanità intera, i potenti passano alle maniere forti, facendolo avvelenare, viene così ritrovato morto nel marzo del 1998, in un parcheggio di un ristorante della sua città.


Dal 1998 ad oggi, sono passati ormai quasi 20 anni, dei suoi studi e delle sue scoperte sono rimasti qualche video e alcuni documenti, a quanto pare sufficienti da permettere a ricercatori indipendenti come il brasiliano Ricardo Azevedo, di riprodurre, modificare e perfezionare questo motore ad acqua, che consiste nel convertire un semplice, inquinante e dispendioso motore a scoppio delle nostre comune automobili, in uno che va ad acqua, grazie ad un procedimento chiamato "ELETTROLISI".

Ricardo Azevedo, come Stanley Meyer, ha deciso di mostrare al mondo la sua invenzione tramite un video: https://www.youtube.com/watch?v=jV8rpumumxo 

La sua moto ora è in gradi di percorrere ben 500 km con un solo litro d'acqua!!!

L'ha chiamata "T Power H20"   la sua creatura, e per ora è alimentata anche da una batteria tipo quelle delle automobili, per produrre più elettricità, in grado di accelerare la divisione dell'idrogeno dalle molecole d'acqua.

Dal tubo di scappamento? Solo vapore acqua, assicura Ricardo Azevedo.


Inutile dirlo, questa nuova invenzione starà facendo tremare nuovamente i colossi del petrolio mondiale.
La fine dell'oro nero si avvicina...

Daniele Reale

Nove vaccini in una volta sola, e il bambino diventa autistico



La Nazione.it

Pistoia, 26 luglio 2015 

C’È UN MOMENTO stampato a fuoco nella mente di una mamma. Un momento che ha aperto una voragine di angoscianti interrogativi a cui, attraverso la giustizia civile, sta cercando una possibile risposta: sotto ai suoi occhi, il suo bimbo, di un anno appena, fu sottoposto, per errore, a una doppia dose di vaccinazioni: esavalente e trivalente nella stessa seduta.

Dopo qualche tempo quel bimbo, che già pronunciava le sue prime paroline, cominciò a chiudersi sempre più in se stesso. 
Gli specialisti dello «Stella Maris» confermarono quel sospetto che, lentamente, si era insinuato nei suoi genitori. Il piccolo era diventato autistico.

C’è una relazione tra l’inoculazione di nove vaccini contemporanei, tra cui quello del morbillo, 
e l’autismo di questo bambino?

LA RISPOSTA ora la chiede il giudice Nicoletta Maria Caterina Curci, del tribunale civile di Pistoia, a cui i genitori si sono rivolti chiedendo i danni all’Asl3, e che proprio in questi giorni ha nominato due consulenti d’ufficio che studieranno questo caso.

Si tratta del professor Francesco Nardocci, che è stato presidente del Consiglio direttivo della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Simpia), e il dottor Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di farmacoepidemiologia-laboratorio per la salute materno infantile, dipartimento di salute pubblica dell’Istituto di ricerche Mario Negri di Milano. L’incarico ai due specialisti sarà conferito nella prossima udienza, a settembre.

Il bimbo, che oggi ha otto anni, ne aveva compiuto uno da poco quando avvenne l’errore. Era l’8 marzo del 2008.

«MIO FIGLIO – ci racconta la mamma, Laura Biagiotti (foto grande, di Carlo Quartieri), 36 anni, dipendente, come il padre del bimbo, della Conad – era sotto trattamento antibiotico in quel periodo e lo feci presente. Non c’era il medico in ambulatorio quel giorno. C’era un’infermiera che, dopo la prima somministrazione, venne distratta da una telefonata. Poi inoculò anche la seconda serie di vaccini e disse “Oddio ho sbagliato! Ma tanto lo dovevo fare tra un mese” » .

Quella notte il bambino ebbe la febbre a quaranta. 
Fu portato in ospedale ed ebbe diarrea per una settimana. 
Ha avuto febbre e diarrea per sette mesi e 
un episodio di febbre altissima, con tremori, 
per cui fu portato al pronto soccorso. 

Tutto è scritto e documentato nell’atto in cui il legale della famiglia, l’avvocato Stefano Grauso del foro di Pistoia (foto a destra), cita l’Azienda sanitaria pistoiese in tribunale.

Ma è subito dopo le vaccinazioni che, oltre ai disturbi fisici che da qualche medico, come ci ha spiegato Laura, vengono attribuiti a una presunta intolleranza al lattosio, che il piccolo comincia a cambiare.


«SI ISOLAVA sempre di più – racconta la mamma – e le sue prime parole sparirono. Ricominciò a dire qualcosa a tre anni e mai in prima persona. Parlava in terza persona. Lo trovavo in casa che fissava gli oggetti come se ci volesse entrare dentro e poi muoveva continuamente le mani. Oggi so che quei movimenti si chiamano stereotipie. Io e mio marito cercammo di capire cosa ci stava accadendo e fu un viaggio a ritroso nel tempo e mi ricordai di quella mattina, di quell’errore.».

Il bimbo fu portato alla clinica «Stella Maris» dell’Università di Pisa dove è rimasto in osservazione da luglio a settembre del 2012. La diagnosi dei neuropsichiatri del centro fu di «disturbo dello spettro autistico». La famiglia si è rivolta a diversi specialisti, fra cui Massimo Montinari, perito di parte.

«In seguito ai pareri ricevuti – si legge nell’atto di citazione – è di tutta evidenza come la grave e irreversibile malattia (sindrome autistica Asd), di cui è affetto il piccolo, vada rinvenuta in una infiammazione cerebrale causata dalla somministrazione dei numerosi vaccini contemporaneamente iniettati».

Il bimbo oggi è invalido civile, 
con riconoscimento della legge 104, 
ha assistenza domiciliare e riabilitazione all’Apr.

LA FAMIGLIA chiede il riconoscimento di tutti i danni patiti, anche nei confronti del fratellino del bimbo. La causa è cominciata esattamente un anno fa e l’Asl 3 è rappresentata dall’avvocato Adriano Montinari. Secondo l’azienda non vi è nesso di causalità tra la vaccinazione e l’insorgenza della sindrome da autismo, poichè il mondo scientifico lo nega, e contesta che la malattia sia la conseguenza dell’errore di quella infermiera che è stata sentita e che non ricorda niente di quella mattina.

«Noi – fa sapere l’avvocato Grauso – abbiamo fiducia nella giustizia: perchè non c’è certezza che ci sia una relazione, ma nemmeno che non ci sia».



Lucia Agati

domenica 26 luglio 2015

Un Iphone e una semplice molletta, quello che succede è incredibile






Questo trucco è davvero geniale per scattare foto incredibili con i telefono cellulare. E’ quasi impossibile fare delle foto in primo piano con il cellulare .Hai notato che quando poggi il telefono su una superficie vedi solo uno schermo nero? Bene questo è un fantastico trucco che si può utilizzare affinché questo non capiti. Da adesso potrai fotografare particolari di oggetti che ti possono regalare foto veramente speciali.

Guarda queste foto e capirai come fare. Ecco il trucco infallibile per catturare dei magnifici primi piani:


1. Prendete un vecchio puntatore laser come questo.


2. Estraete la lente di focalizzazione, che si trova qui.


3. Questa è la lente di focalizzazione dopo averla rimossa.


4. Mettete la lente in una molletta per capelli, come in foto.


5. Fissatela con del nastro adesivo nella fotocamera
 del vostro iPhone, posizionando la lente con precisione.


6. Ed ecco pronta la vostra fantastica telecamera. 
Scattate una foto di una superficie da vicino.







venerdì 24 luglio 2015

Modificare i propri sogni a piacimento: ecco come fare


Si chiama Onironautica, 
ed è l'arte di controllare a piacimento 
i propri sogni.

Questa pratica è molto antica e oggi si sta lentamente riscoprendo. In che cosa consiste? Fondamentalmente sta nel svegliarsi all'interno del proprio sogno e prendendone coscienza, imparando un poco alla volta a controllarlo. Sia chiaro, come in tutte le cose ci vuole esperienza ed allenamento costante, fare sogni lucidi richiede molta forza di volontà e determinazione nel riuscirci.

I sogni lucidi sono alla portata di tutti, ma ovviamente partono avvantaggiate le persone dotate di una buona coscienza, quelle consapevoli di essere dotate di spirito ed anima che trascendono i limiti fisici di spazio e tempo, in poche parole tutti coloro che non sono intrappolati nella visione limitata del mondo materiale come una realtà possibile ed immaginabile, alla quale sono imprigionati il 90% della popolazione mondiale.

Passiamo ora alla pratica:

Impara a ricordare i tuoi sogni. Questo è il primo passo fondamentale, all'inizio ti risulterà molto difficile ma con il passare dei giorni i tuoi risultati miglioreranno, quindi munisciti di carta e penna da posizionare sopra il comodino e ogni volta che ti svegli dopo un sogno, cerca di ricordare più dettagli possibili, poi accendi la luce e trascrivi il tutto.

Distingui i limiti della realtà fisica dalla realtà del mondo dei sogni.
Se per esempio sogni la tua città o la tua casa, con degli oggetti che normalmente non ci sono, possono esserci nuovi alberi, nuovi fiumi, nuovi edifici ecc, quello è il momento buono per realizzare di stare sognando, in questo modo puoi davvero renderti conto di essere nel mondo dei sogni, a quel punto puoi passare da semplice spettatore a protagonista del tuo sogno!

Il segreto sta nel capire di essere all'interno di un sogno, 
a quel punto puoi decidere di fare qualsiasi cosa, 
persino volare...

L'emozione provata nel saper controllare i propri sogni e fare assolutamente ogni cosa che si vuole è indescrivibile e vi lascerà al vostro risveglio carichi di energia e  di buoni propositi.

Altra cosa importante è mantenere la calma, perché se nel sogno ti fai prendere troppo dall'entusiasmo di aver preso coscienza, finirai per risvegliarti e fine del gioco.

Controllare i propri sogni è una pratica comune nelle culture sciamaniche di tutto il mondo, le possibilità all'interno di essi sono infinite e la domanda che ci si pone quando si controlla per la prima volta la trama del proprio sogno, sicuramente è:

"Posso ancora considerare la mia vita come unica realtà?"

Daniele Reale




giovedì 23 luglio 2015

La strage dimenticata dei 28 bambini italiani morti dopo il vaccino


Nel 1933 nel comune di Gruaro si decise di iniziare una sperimentazione, mai riferito ciò alla popolazione, su un nuovo vaccino antidifterite.

La scelta nacque molto probabilmente perchè era uno dei comuni più piccoli e più poveri del Veneto.

L'ufficiale sanitario di allora dr. Betti Bettino all'inizio si rifiutò di vaccinare in quanto non vi erano focolai epidemici di difterite.
Il vaccino dal costo di 80 centesimi di lire verrà inoculato anche alle famiglie più povere e gratuitamente.

Il dr. Betti da pressioni del prefetto di allora fu costretto a vaccinare i bambini dai 13 mesi agli 8 anni.

In una settimana furono vaccinati 254 bambini.

Dopo i primi "eventi avversi" segnalati dal dr. Betti ( eritemi, esantemi, orticaria, edemi, disturbi gastrointestinali ) dopo circa 15 giorni iniziano le paralisi agli arti inferiori di molti bambini.
Alla fine dei 254 bambini vaccinati 28 muoiono ed altri avranno danni neurologici permanenti.

Tutto fu insabbiato e nessun responsabile pagò per questo atroce "delitto".

Ecco il nome di molti bambini  morti

E' doveroso ricordare questi innocenti: 

Barbui Erminio (anni 4), 
Basso Maria (14mesi), 
Biasio Renato (20 mesi), 
Biason Placida ( 2 anni), 
Bonan Luigi (6 anni), 
Bor­colussi Mirella (7 anni), 
Bravo Giovanni (15 mesi), 
Colaurri Giuseppe (3 anni e mez­zo), 
Dreon Gio Barra (3 anni), 
Falcomer Evelina (20 mesi), 
Innocente Celso (19 mesi),
Marson Maria (2 anni), 
Moro Antonietta (4 anni), 
Nosella loie (19 mesi), 
OclandoMaria (3 anni), 
Pascherro Bruno (5 anni), 
Pascheno Plinio (18 mesi), 
Peresson Plinio(2 anni), 
Romanin Edda (2 anni), suo fracello Sante (3 anni), 
Scefanuco Imelde (4anni), suo fratello Luciano (14 mesi), 
Toffoli Iole (17 mesi), 
Toneacci Florida (6 anni),
sua sorella Sira (2 anni), 
Zambon Caterina (16 mesi), 
Zanin Maria (2 anni), e Zanon Celia (6 anni)


Nella storia della difterite non un cenno a questa terribile sciagura

mercoledì 22 luglio 2015

Osho risvegliava le anime addormentate e la Cia lo uccise


Osho risvegliava le anime addormentate e la Cia lo uccise


Osho Rajneesh fu assassinato dalla Cia mediante avvelenamento da tallio. Morì il 19 gennaio 1990, all’età di 60 anni. 

Faceva paura, perché insegnava a non avere paura di nulla. 
La morte, scrisse, va accolta con gioia: è come “addormentarsi in Dio”. «Che fu assassinato non lo dice un complottista come me», scrive Paolo Franceschetti. «Lo dice lui stesso, lo dicono i suoi allievi, e la storia del suo assassinio è narrata nel libro “Operazione Socrate”, che spiega anche le ragioni per cui venne avvelenato». 

Negli anni ‘80, i media di regime lo presentavano come un guru spirituale così anomalo da viaggiare in Rolls Royce, a capo di un clan di appassionati di orge e fumatori di hashish. Non faceva nulla per allontanare da sé l’immagine di personaggio incongruente: secondo Gianfranco Carpeoro, esoterista e studioso di simbologia, il guru indiano emigrato negli Usa aveva capito perfettamente di essere sotto tiro, in pericolo di morte: aveva un enorme ascendente su milioni di giovani, e non voleva fare la fine di John Lennon. Meglio rischiare di passare per ciarlatano, pur di evitare l’omicidio?

Osho era una potenza, con qualcosa come 400 titoli usciti a suo nome. Libri praticamente su tutto: vita e morte, religione, amore, denaro, depressione, felicità, etica. E politica. 

I suoi seguaci italiani? «Sembravano un po’ sciroccati», scrive Franceschetti sul suo blog. Convinti, i “Sannyasin”, che il Maestro se ne fosse semplicemente “andato” per sua scelta. «Dopo aver parlato con loro – confessa Franceschetti – mi convincevo che la storia del suo assassinio doveva essere una balla, prima di tutto perché nessuno dovrebbe aver interesse a uccidere il leader di un branco di sciroccati». 

La storia della Cia? «Una stupidaggine: quando non si sa a chi dare la colpa, si tira sempre fuori la Cia o gli extraterrestri». Le cose cambiarono quando Francheschetti, avvocato con alle spalle accurate indagini su alcuni dei più atroci casi insoluti della cronaca nera italiana, dal giallo di Cogne al Mostro di Firenze fino alle “Bestie di Satana”, prese in mano un libro di Osho, “La via delle nuvole bianche”.


«Rimasi colpito dalla bellezza e della profondità del libro», racconta. «Poi ne lessi altri e via via mi convincevo che il suo pensiero era di una profondità fuori dal comune, che mal si attagliava all’immagine di orge e Rolls Royce che i media ne avevano tramandato».


La data della sua morte era quanto meno sospetta, scrive Franceschetti, perché ai giorni nostri è difficile morire a sessant’anni per cause naturali, «specie se stiamo parlando di un uomo che viveva seguendo una dieta sana e principi anche spirituali sani».

Osho aveva lavorato, e poi fondato una comunità spirituale, in India. Nel 1981 si trasferì in America e fondò una comunità nell’Oregon, ad Antelope: Raineeshpuram. Venne arrestato il 28 ottobre del 1985 a Charlotte, nella Carolina del Nord, e fu tenuto in stato di arresto per 12 giorni. 

Motivo del fermo: immigrazione clandestina. «Per quello che, in Oregon, è un semplice illecito amministrativo, Osho fu tenuto, illegalmente, 12 giorni in prigione». 

Poi gli fu comminata una pena di 10 anni di galera, con la sospensione condizionale, in aggiunta all’espulsione dagli Usa. «Venne accusato perché alcuni cittadini americani che frequentavano la comunità di Osho avevano contratto matrimoni di convenienza con degli stranieri, per far Raineeshpuramacquisire loro la cittadinanza americana. L’accusa poi era sicuramente falsa, perché Osho era il leader di una comunità che contava oltre 7.000 persone: difficile immaginare che fosse direttamente colpevole di questi reati».


Risultati immagini per osho arrestoOsho venne sottoposto a «una serie di procedimenti illegali», e tenuto in stato di arresto per molti giorni in più rispetto a quella che sarebbe stata la normale procedura, senza che i suoi avvocati fossero avvisati dell’arresto. Venne trasferito in 12 giorni prigioni diverse, «senza motivo e senza una regolare procedura». In un carcere fu registrato col falso nome di David Washington: perché?

Fu tradotto in un penitenziario di contea e non nel carcere federale, dove per giunta rimase 4 notti anziché una, come previsto in genere per i prigionieri in transito. Leggendo la sua biografia, e il libro che alcuni suoi discepoli hanno scritto sulla sua morte, saltano agli occhi poi alcune cose. 

Anzitutto la testimonianza di un detenuto in carcere per omicidio, Jonh Wayne Hearu, che al processo dichiarò di essere stato avvicinato per gettare una bomba sulla comunità di Osho. 
Furono addirittura insabbiate le testimonianze di alcuni agenti federali, che dichiararono che stavano indagando su un’altra bomba, destinata non alla comunità di Osho ma al carcere nel quale il leader spirituale era stato tradotto. Gli uomini dell’Fbi fecero capire che si trattava di «telefonate partite da centri istituzionali», ma «l’inchiesta su questa vicenda venne insabbiata e il funzionario che stava indagando venne trasferito».

Il giorno dell’arresto, continua Franceschetti, erano pronti centinaia di militari che avevano circondato la comunità di Osho. 

Erano «in assetto da guerra e con elicotteri da combattimento».

Il leader spirituale però «fu avvertito della cosa e quel giorno si fece trovare a casa di una sua seguace, dove si consegnò pacificamente». 

Per giunta, da giorni, i suoi legali chiedevano notizie circa l’eventuale possibile arresto di Osho «il quale, nell’eventualità, voleva consegnarsi spontanemente». 

Le autorità americane rassicuravano gli avvocati, ripetendo che non dovevano temere nulla. Eppure, «l’arresto fu effettuato a sorpresa e con la preparazione di un vero esercito». 

Motivo? «A mio parere – dice Franceschetti – avevano preparato una strage, che fu sventata dall’allontanamento di Osho dalla comunità». Probabilmente, «per il governo la cosa migliore sarebbe stato provocare un incidente per poter uccidere Osho direttamente il giorno dell’arresto». 

Giornali e televisione, che avevano sempre creato problemi alla comunità dipingendola come un covo di satanisti orgiastici, avrebbero liquidato l’eventuale Discepoli di Osho a Raineeshpurammassacro come l’inevitabile esito di un atto di ribellione da parte di fanatici fondamentalisti, una rivolta «repressa con le armi dall’eroico esercito americano».



Risultati immagini per osho arrestoAltro fatto inspiegabile: Osho disse di essere stato in carcere per 11 giorni, quando invece i giorni erano stati 12. «In altre parole, per un giorno Osho perse la memoria. Non fu mai chiarito il perché e il come». Resta il fatto che al guru fu riscontrato un avvelenamento da tallio che lo portò alla morte in pochi anni.

 «Nei giorni successivi all’arresto, Osho fu trattenuto in carcere più del dovuto perché doveva prepararsi l’avvelenamento da tallio», che avvenne probabilmente «spargendo la sostanza nel letto dove Osho dormì». Era solito dormire su un fianco, e la parte del corpo che risultò agli esami maggiormente contaminata era proprio quella dove Osho aveva dormito. Una morte così sospetta, da mettere in allarme politici e intellettuali anche in Italia, firmatari di una denuncia scritta. Tra questi Lorenzo Strik Lievers, Luigi Manconi, Marco Taradash, Michele Serra, Giorgio Gaber, Lidia Ravera, Giovanna Melandri, Gabriele La Porta. «Il quadro dei fatti è impressionante», scrissero, «e gravissimi sono gli interrogativi che ne escono». 

Per cui, «se coloro cui spetta non vorranno o non sapranno dare risposte persuasive, saranno essi a legittimare come fondata la denuncia dei discepoli di Osho». I firmatari chiesero l’apertura di un’inchiesta internazionale, per «far luce su questa pagina oscura», e per sapere «se, ancora una volta nella storia, il “diverso” sia stato prima demonizzato e poi eliminato nell’indifferenza generale».


Perché fu ucciso, Osho Rajneesh? 


I suoi allievi accusarono «i fondamentalisti cristiani, che vedono Satana in tutto ciò che non è cristiano». Secondo Franceschetti, erano completamente fuori strada. Tanto per cominciare, «Bush padre, come il figlio e come Reagan (presidente al tempo dell’arresto di Osho) non sono cristiani nel senso “cristiano” del termine». Il cristiano vero «dovrebbe essere tollerante e amorevole verso tutti, e non dovrebbe per nessun motivo uccidere». 

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Loro? «Sono cristiani nel senso “rosacrociano”; fanno parte cioè di quel ramo dei Rosacroce deviato, l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro», e quando parlano di Dio e di Cristo «intendono questi termini in senso esattamente opposto al senso cristiano: non a caso in nome di Dio scatenano guerre uccidendo milioni di persone». 

Bush ha spesso ha ripetuto  che “Dio è con lui”. Già, ma «il Dio in nome del quale scatenano la guerra è il loro dio, Horus, non il Dio dei cristiani». Bush quindi «non è un cristiano», mentre Reagan e BushOsho «è più cristiano di molti “cattolici”, in quanto seguiva alla lettera i principi di amore e tolleranza che sono scritti nei 4 Vangeli».

Franceschetti indaga il profilo spirituale del crimine e la sua traduzione politica: «La comprensione e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa la filosofia di Osho è idonea a scardinare proprio quei capisaldi su cui la massoneria rosacrociana basa la sua forza: ovvero il concetto della morte e il concetto del denaro». 

Di fatto, con i suoi scritti, «Osho incita a non temere la morte, e a viverla come uno stato di passaggio, in cui addirittura si vivrà meglio che nel corpo fisico»

Quanto ai soldi, «nonostante girasse in Rolls Royce, non era attaccato al denaro: da giovane insegnava all’università ma rifiutò una promozione perché, disse, non voleva regalare ancora più soldi allo Stato con le tasse». Non si preoccupò mai del denaro, «perché sosteneva che nell’universo arriva sempre esattamente ciò di cui hai bisogno, nel momento giusto». 


Risultati immagini per osho rolls royceLe Rolls Royce? 
«Arrivarono perché la sua comunità attirava anche gente ricca, e ciascuno metteva in comune ciò che aveva: gli avvocati gestivano gratis i problemi della comunità, i muratori costruivano, i medici curavano, i docenti di varie discipline insegnavano e, ovviamente, chi aveva soldi, donava soldi».

Secondo Osho, «il denaro e il lusso sono un mezzo come un altro, possono esserci o meno, ma non devono intaccare la serenità interiore, che invece si acquista con altri mezzi». Insegnava ad amare la vita, ma non ne era attaccato. Lo dimostrano le testimonianze dei seguaci che raccontano la sua ultima notte: rifiutò l’assistenza del medico personale. 

«E’ il momento che me ne vada», disse. «Inutile forzare ancora le cose. Ormai soffro troppo, in questo corpo»



Per Franceschetti, dunque, «Osho faceva paura perché il sistema massonico in cui viviamo si basa su due fondamenti, la paura della morte e la paura della perdita economica». 



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Senza queste paure, il potere, che vive di minacce dirette o indirette (se ti opponi perderai il lavoro, perderai la vita, perderai l’onore perché ti infagheremo) non potrebbe resistere. 

Senza la paura della morte (tua e dei tuoi cari) svanisce anche il ricatto familiare che si riassume nella frase: non ti opporre al sistema, se tieni alla tua famiglia. 
A questo sistema la comunità Franceschetti di Osho contrapponeva un modello alternativo, basato sul mutuo aiuto: baratto e libero scambio di beni e competenze quotidiane, senza mercificazione.


«Anche dal punto di vista religioso, Osho poteva far paura», conclude Franceschetti. «Non ha fondato una sua religione, né si ispirava ad una religione particolare. Nei suoi libri e nei suoi discorsi utilizzava il Vangelo quando parlava a persone cattoliche, i Sutra buddisti quando parlava a buddisti, i Veda indiani quando parlava a induisti, e attingeva da fonti ebraiche, sufi e chassidiche».


Risultati immagini per osho uccisoTra i tanti libri, scrisse anche “Le lacrime della Rosa mistica”, quella a cui si ispirano i Rosacroce. «Si possono leggere i suoi scritti, quindi, pur restando buddisti, cristiani, o ebrei. Ma dava una lettura dei testi sacri più moderna e al passo coi tempi, il che poteva far paura a coloro che ancora ragionano con schemi che risalgono a migliaia di anni fa, e che usano la religione come uno strumento per tenere sotto controllo le menti degli adepti». 

Osho, in altre parole, «fu ucciso per lo stesso motivo per cui furono uccisi altri leader spirituali famosi, come Gandhi e Martin Luther King»

Soprattutto, «fu ucciso per la stessa ragione per cui vengono uccisi tutti quelli che si ribellano al sistema denunciandolo fin nelle fondamenta, dai cantanti, agli scrittori, ai registi, ai magistrati, ai giornalisti»

Il potere aveva ragione di temerlo: «La diffusione delle idee di Osho poteva contribuire a scardinare il sistema». 

Se non altro, il suo pensiero non è andato perduto: lo testimonia la continua ristampa dei suoi libri, sempre più diffusi. «Per certi versi, Osho è più vivo che mai».