mercoledì 26 aprile 2017

Il Superconscio, una porta verso l'Infinito?

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Il Superconscio è l’aspetto meno conosciuto dell’essere umano, quella parte di noi a cui tanti anelano e di cui tanti dubitano dell’esistenza. 

La via al Superconscio ha però un passaggio obbligato: non si arriva in alto se prima non abbiamo riconosciuto ed integrato ciò che è in basso. Ecco perché nel libro vengono indicati i passi per raggiungere l’integrazione delle tre parti che ci compongono: Inconscio (o come lo chiamiamo ora, il Sé Istintivo), Io Cosciente e Superconscio. 

Per chiunque persegua una via spirituale, o perlomeno creda in una vita al di là del mondo fisico, l’integrazione della personalità rappresenta il fine ultimo dell’esistenza terrena; rappresenta la nascita dell’Uomo nuovo o, se vogliamo, la ri-nascita verso una vita libera dalle catene dell’illusione, della separazione e dell’ignoranza.


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Con il termine Superconscio viene identificata la parte più saggia dell’essere umano; la parte che ci permette di sperimentare i sentimenti più nobili e incondizionati quali: l’Amore (usiamo la “A” maiuscola per indicare l’amore puro, incondizionato e non l’amore di cui parliamo tutti i giorni e che in realtà è più un bisogno: ti amo se anche tu mi ami, se non mi tradisci, e così via), la generosità, l’aspirazione, la fede, la pace, il senso di unità con tutte le cose. 

Questi sentimenti sono cosa ben diversa dalle emozioni che invece sono bagaglio del Sé Istintivo.

Oltre ai sentimenti elevati, provengono dal Superconscio anche altri spunti vitali, quali le intuizioni, che ci permettono di ideare invenzioni con il cosiddetto “colpo di genio”. Le intuizioni ci aiutano anche ad uscire da situazioni ingarbugliate e a risolvere problemi che ci sembravano insormontabili con una soluzione inaspettata. 


Anche la creatività dei veri artisti proviene dal Superconscio
Risultati immagini per inconsciola creatività che permette di realizzare le opere d’arte che ci regalano emozioni nel campo della pittura, della scultura, della musica, della poesia.

Il Superconscio ci mostra il lato più bello e nobile dell’essere umano e ci fa intravedere il potenziale che tutti abbiamo, ma che pochi riescono ad esprimere.

Il Superconscio è ampiamente trattato in psicoanalisi da Jung, nella psicologia transpersonale e nella psicosintesi creata da Roberto Assagioli e sviluppatasi soprattutto negli Stati Uniti. 

Chiunque ha potuto sperimentare almeno una volta nella vita la presenza di qualcosa che va al di la della propria coscienza, qualcosa di estremamente elevato e di cui non ha saputo dare una spiegazione razionale. 

Molte volte mi è capitato di sentire amici che hanno avuto modo di consolare qualche persona cara che si trovava in difficoltà. Ciò che colpiva era che tutti dicevano più o meno la stessa cosa: 
sostenevano di avere parlato a lungo, di avere detto frasi bellissime e non riuscivano neppure a capire da dove venissero quelle parole. Quando si aiuta una persona in difficoltà, quando si è sinceri e col cuore aperto, il Superconscio interviene. È come fa? 

Manda la nostra coscienza, l’Io Conscio, a riposo (si fa per dire, ma in effetti è proprio così) e utilizza i nostri sensi per aiutare la persona che ha bisogno di aiuto.



Chi nella vita non ha mai avuto un’intuizione? 


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Chi non ha provato almeno una volta a trovarsi nella mente la risposta ad un problema che lo assillava da tempo? Chi non ha provato qualche momento estatico? Chi non è rimasto almeno una volta con la bocca aperta davanti ad uno spettacolo della natura? Quando succedono queste cose si rimane come inebetiti, con le mente vuota, senza alcun pensiero, colmi di stupore e di meraviglia. Sono manifestazioni, seppure piccole, del Superconscio

Certo, tutti i mistici ed i santi di ciascuna religione e di ogni epoca hanno avuto contatti molto più forti e persistenti della sua presenza; ma chiunque di noi ha avuto modo, almeno una volta nella vita, di percepirne la presenza.

Se esiste uno Spirito, se esiste una vita spirituale oltre a quella materiale, se c’è qualcosa al di sopra della nostra coscienza, qualcosa che ci illumina quando ne abbiamo bisogno, qualcosa che ci guida, qualcosa che ci fa sentire i sentimenti più elevati, qualcosa che a volte crea miracoli, quel qualcosa è il Superconscio ed è la nostra parte immortale. È quella la nostra vera identità, ciò che siamo realmente. 

Il nostro Io Cosciente, con il suo bagaglio di corpo fisico e Sé Istintivo è solo un personaggio che stiamo recitando sul palcoscenico della Vita. È un personaggio che abbandoneremo al termine della nostra parte, recitata più o meno bene. Ciò che resta, ciò che esiste in un mondo più elevato e a noi sconosciuto è il Superconscio.

Il Processo di integrazione passa attraverso diversi passi, tra cui i più importanti sono l’autoconoscenza, la piena accettazione di sé stessi e degli altri, la disidentificazione.

Nel libro vengono indicate le modalità per contattare il Superconscio, o Sé Superiore, e le modalità che quest’ultimo utilizza per mettersi in contatto con noi.


Fonte e librohttp://www.inconscioperamico.it/processo.html

mercoledì 19 aprile 2017

C'è un Indiano d'America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo

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Chi è Leonard Peltier?

Leonard Peltier è un nativo americano in carcere da 40 anni per difendere i diritti del suo popolo. Nasce nel 1944 e già dalla sua infanzia capisce che la vita per i nativi d’America è dura, tra miseria, razzismo, emarginazione. 

Cresce anche in un istituto dove conosce la prima “istituzione totale”, ma ha un buon carattere e la sua gioventù è carica di socialità, mentre impara a riparare vecchie automobili. Ma sono gli anni in cui la comunità indiana comincia ad alzare la testa e si organizza. 

Nasce l’AIM, American Indian Movement, di cui dopo poco Peltier entra a far parte. Nel 1973 oltre trecento indiani d’America tengono testa agli uomini del governo, che per scacciare i Lakota dal loro territorio, si erano alleati con il capo di un’altra tribù, Dick Wilson, che con una sorta di polizia privata mieteva terrore nella comunità indigena con pestaggi ed omicidi. 





 "Quando ci arrestarono, i soldati toccavano le donne davanti agli uomini, cercando di farci reagire così da poter giustificare le nostre esecuzioni."

Leonard Peltier



Lo stesso Wilson stava trattando in gran segreto la vendita di parte delle terre della riserva dei Lakota Oglala di Pine Ridge, nel sud Dakota, agli Stati Uniti. 



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Consapevole della fierezza e dell’ostinazione delle popolazione native, il governo statunitense cerca in tutti i modi di cacciare i Lakota dal loro territorio per impossessarsi dei loro giacimenti. E’ un periodo durissimo, per due anni quella regione vede una presenza spropositata di agenti dell’FBI, e i morti tra i nativi sono almeno 60. 




"Quelli di noi che furono riconosciuti come capi, vennero pestati nelle celle della prigione militare dell'esercito."



Nel giugno del 1975 dalla comunità di Oglala viene lanciato un appello all’AIM perchè qualcuno vada ad aiutarli, la tensione è altissima. Arrivano 17 membri del AIM, di questi solo 6 sono uomini, tra loro c’è Leonard Peltier. Il 26 Giungo 1975 nei pressi della comunità indiana si presentano in auto, senza alcun segno di riconoscimento, due agenti dell’FBI: la scusa è la ricerca di un uomo che ha rubato degli stivali.





E’ probabilmente una trappola, tanto che nel giro di poco tempo si scatena una sparatoria tremenda con centinaia di agenti e militari.




Gli Oglala Lakota si difendono, rispondono al fuoco e alla fine sul terreno restano tre corpi: due agenti dell’FBI e un indigeno. 


Immagine correlataTutta la comunità riesce a scappare e a nascondersi, si scatena una caccia all’uomo di dimensioni impressionanti. Per l’indiano americano morto non fu aperta alcuna indagine, mentre per i due agenti vennero imputate tre persone. 

I primi due arrestati vengono processati ed assolti sulla base della legittima difesa, rimane il terzo accusato, Leonard Peltier, il quale nel frattempo è scappato in Canada. Su di lui si riversa tutta la rabbia dell’FBI, è il capo espiatorio. 

Viene arrestato in Canada il 6 Febbraio 1976 e dopo pochi mesi estradato sulla base di false testimonianze, tanto che successivamente il governo canadese protesterà per i modi in cui si ottenne l’estradizione. Ma oramai Leonard Peltier è nelle mani dei coloro che vogliono letteralmente vendicare i due agenti morti. 



Nel suo libro "La mia danza del Sole", Leonard Peltier racconta:


"A Milwaukee rimasi coinvolto in un episodio strano e inquietante.
Stavo mangiando in una trattoria con un paio di fratelli indiani, quando una coppia di uomini seduti al tavolo accanto cominciò a indicarci ridendo rumorosamente e facendo battute razziali.
Non potevo sapere che erano poliziotti in borghese.

Ci alzammo per andarcene, ma quei due ci aspettavano fuori, proprio davanti alla porta, impedendoci di uscire.

- Cosa c'è da ridere? - chiesi.

Ero furioso e pronto a battermi, ovviamente è quello che aspettavano.

Non appena parlai, prima ancora di poter alzare una mano, mi trovai due Magnum calibro 357 puntate alla testa. (...cercavo di ripararmi mentre loro mi colpivano a sangue. Venni poi a sapere che, a forza di picchiarmi, uno dei due, poverino, si era ferito una mano e aveva dovuto chiedere due giorni di  riposo."



Questa volta il processo viene organizzato diversamente: si svolge nella città di Fargo, storicamente anti-indiana, la giuria è formata da soli bianchi e il giudice è noto per il suo razzismo



Risultati immagini per leonard peltier violenceIl processo prende ben altra piega e Peltier viene condannato a due ergastoli consecutivi. Durante il processo non si tiene conto delle prove a suo favore, ma solo di testimonianze manipolate, vaghe e contraddittorie. 

Dopo cinque anni, accurati esami balistici riescono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e alcuni dei testimoni che lo avevano accusato ritirano le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI



Leonard Peltier nel suo libro scrive:



"E' così che fanno. Ti prendono di mira, t'incastrano, t'arrestano, ti picchiano a sangue, ti appioppano un'accusa falsa. Poi ti trascinano in prigione e in tribunale e t'impoveriscono con le spese legali."




A Leonard è stata negata la possibilità di avere una revisione del processo, nonostante le prove che dimostrano la sua innocenza. Non gli è stato nemmeno permesso di presenziare ai funerali di suo padre, di sua madre, dei suoi zii. Per almeno due volte si è cercato di ucciderlo in carcere, mentre le sue condizioni di salute sono difficili. Operato ad una mascella solo grazie alle pressioni popolari, quasi cieco da un occhio, malato di diabete e di prostata, ma Leonard Peltier resiste e non rinnega nulla della sua lotta. 





A settembre Leonard ha compiuto 70 anni.




Mentre tu stai leggendo Peltier è ancora in prigione. Fino a quando?




Leonard Peltier è in carcere perché lottava per i diritti del suo popolo e la sua storia è un esempio delle tante ingiustizie che avvengono in ogni parte del mondo e che vengono taciute perché “scomode”. 

Perché punire con il carcere a vita questo indiano d'america di nome Leonard Peltier?

Per lanciare il messaggio a tutti gli indiani oppressi, per dire loro che se oseranno ribellarsi alla democratica civiltà americana moderna, essi pagheranno e saranno puniti anche se innocenti.

Ma i governi non sanno che gli indiani non hanno mai smesso di lottare, ne mai lo faranno, perché come dicevano i loro antenati, è meglio morire da uomini liberi che vivere da schiavi:





Fonte : Infoaut



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lunedì 17 aprile 2017

Dalla Cina di Mao all'Europa delle Multinazionali: la guerra a Madre Natura è in atto


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Era il 1958 e la Cina comunista di Mao Tze Tung puntava al grande balzo in avanti: riformare il paese e trasformarlo in una società comunista e industrializzata che avrebbe dovuto competere e sconfiggere i paesi capitalisti.

Una delle campagne ideate da Mao fu la cosiddetta eliminazione delle quattro piaghe: zanzare, mosche, ratti e passeri. Sterminare le prime tre era necessario, a suo modo di vedere, per portare progresso e igiene in un paese rurale e arretrato, mentre l’ultima – l’eliminazione dei passeri – doveva aumentare le produzioni dell’agricoltura nazionale dato che la sottospecie passer montanus era accusata di sottrarre ai contadini una parte del raccolto di grano e riso.

L’intera popolazione rurale fu mobilitata per lo sterminio con un metodo semplice e crudele: battere pentole, vasi e tamburi per spaventare i passeri e impedire loro di posarsi sugli alberi, fino a cadere a terra morti per lo sfinimento. 





Nidi demoliti, uova distrutte, pulcini uccisi




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Otto milioni di passeri e altri uccelli vennero uccisi, causando la quasi scomparsa degli uccelli in Cina. (L'ignoranza e la cattiveria umana non conoscono limiti...)

Ma Mao e i dirigenti cinesi non avevano considerato una cosa piuttosto banale: i passeri non mangiano solo i cereali, ma anche gli insetti. In breve, sterminati i passeri, proliferarono cimici e cavallette e i raccolti, invece che aumentare, furono a loro volta falcidiati. Questa pratica contribuì, insieme ad altre brillanti iniziative, a squilibrare gli ecosistemi cinesi, e a causare una grande carestia che costò la vita a 30 milioni di cinesi negli anni successivi... ( ...Karma? )



Questo racconto fa molto riflettere; perché in fondo la ricerca e la ripetizione di soluzioni che sembrano semplici ma che finiscono per creare problemi maggiori non si è certo fermata alla esperienza cinese.


Anzi mi pare piuttosto il modo usuale con cui viene condotta la moderna agricoltura industriale


C’è un nuovo insetto che minaccia la produttività agricola? 

Nessun problema, l’industria agrotecnologica fornisce una soluzione semplice e immediata per sterminarlo. C’è un piccolo batterio che infesta e uccide gli ulivi? 


Risultati immagini per monsantoMolto semplice: si estirpano le piante malate e si innaffiano di insetticidi le campagne per distruggere la popolazione di insetti ‘untori’ che diffondono il contagio.

Certo è vero, oggi non si fanno più i medesimi errori madornali che si facevano al tempo di Mao. Però il sistema sembra proprio il medesimo: la distruzione dei servizi ecosistemici che supportano la vita e la mancanza di comprensione delle dinamiche complesse dei sistemi naturali.

E mentre di grandi carestie si sente molto meno parlare, è il reddito di chi lavora la terra ad essere falcidiato dai costi sempre crescenti dell’agrochimica, oltre che dalle folli dinamiche competitive di mercato. E nel frattempo queste pratiche agricole compromettono la fertilità dei suoli, la qualità delle acque e dell’aria, contribuiscono al cambiamento climatico e a rendere l’agricoltura più fragile e dipendente da poche, pochissime, multinazionali.

Insomma, diminuisce l’interesse, che è il reddito dell’agricoltore, diminuisce il ‘patrimonio’, che è la fertilità della terra, e aumentano i costi secondari che ricadono su tutti noi; sembrerebbe il quadro di un’azienda prossima al fallimento.

Quindi sempre meno benefici per chi lavora e chi consuma. 





Sempre più un sistema a favore di poche e potentissime multinazionali. 




Come il colosso della chimica e agrochimica cinese ChemChina, simbolico erede dei burocrati maoisti stermina passeri, che in questi giorni ha avuto il via libera alla fusione con la svizzera Syngenta. Una nuova unione, dopo quelle tra Bayer e Monsanto e tra DuPont e Dow Chemical, che accentra il 70% mercato degli agrofarmaci e il 60% delle sementi nelle mani di sole tre mega multinazionali.

Perché chi controlla il cibo controlla il mondo.


Fonte: http://mirkobusto.net/la-cina-di-mao-leuropa-della-bayer-monsanto-e-il-controllo-del-cibo/



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